Il prof. Angelo Panebianco pubblica un editoriale sul Corriere della Sera sulla crisi ucraina e sulla volontà europea di affrontare con raziocinio la difficilissima (diremmo angosciosa) situazione che si è venuta a creare in Ucraina. Panebianco analizza la situazione geopolitica riguardante il conflitto in Ucraina, focalizzandosi sul ruolo dell’Europa e sulla percezione di debolezza di fronte alle iniziative di pace promosse da attori esterni.
1. Il “Piano di dialogo” Putin-Trump
- L’autore definisce il presunto piano di pace (sulla base di una proposta Trump con “impronte digitali di Putin”) un “inizio di ‘dialogo'” già scritto, smentendo l’imprevedibilità di Trump.
- Le priorità di Trump e del suo movimento politico non includono il sostegno all’Ucraina né la sicurezza dell’Europa; sono disposti a lasciarla a Putin.
- Zelensky e i leader europei hanno presentato una controproposta articolata (24 punti) alla bozza di Trump, ma sono attualmente la parte debole nel negoziato.
- L’esito più ottimistico per Kiev è una fragile tregua, con il rischio che l’aggressività di Putin si risvegli presto, facendo ricadere la responsabilità sull’Europa.
2. La mancanza di “volontà” europea
- Panebianco sostiene che il problema dell’Europa non è la “capacità” (risorse economiche per sostenere l’Ucraina e dotarsi di deterrenza), ma la “volontà”. La ricca Europa, in teoria, potrebbe mobilitare rapidamente le risorse necessarie.
- Questa mancanza di volontà è dovuta a:
- Divisioni tra i governi europei.
- Potenti forze interne che lavorano attivamente contro l’acquisizione di tale capacità.
3. Le forze contraria al sostegno all’Ucraina (il caso italiano)
L’articolo identifica tre categorie di forze che lavorano contro il sostegno all’Ucraina e la sicurezza europea:
- Interesse (la lobby): coloro che sperano di chiudere il conflitto per ricominciare a fare affari con la Russia (la “lobby russa”).
- Passione (gli antioccidentali): minoranze attive di intellettuali che detestano il mondo occidentale e influenzano i giovani e l’opinione pubblica. L’autore spiega le mobilitazioni più numerose contro Israele che contro la Russia come una manifestazione di antioccidentalismo.
- Nota sulla sua debolezza: gli antioccidentali odierni sono solo “contro”, a differenza dei tempi del partito comunista, che proponeva un’utopia alternativa (“il socialismo”).
- Paura (la forza più potente): la paura diffusa tra la maggior parte dei cittadini che “non vogliono essere infastiditi” e che preferiscono l’“uovo oggi” (non essere coinvolti) alla “gallina domani” (mettere in sicurezza l’Europa).
4. La situazione nei Paesi chiave
- Francia: Macron è un’anatra zoppa, e lepenisti e estrema sinistra (amici dei russi) sono forti nei sondaggi.
- Germania: il cancelliere Merz si sta muovendo con vigore per la deterrenza, ma anche qui una forte estrema destra e sinistra puntano all’appeasement (compromesso/pacificazione).
- Italia: nonostante la posizione ferma di Giorgia Meloni a sostegno dell’Ucraina, l’Italia è considerata l’anello più debole della catena europea a causa di:
- Amici dei russi nella coalizione di governo.
- Ampie simpatie pro-Russia nell’opinione pubblica e nel sistema della comunicazione.
5. La sfida finale
- Le forze che lavorano contro il sostegno all’Ucraina non sono invincibili.
- Per sconfiggere la paura e convincere gli italiani della gravità della situazione, sarebbe necessaria una convergenza politica tra maggioranza e opposizione (attualmente impossibile, ma non necessariamente a lungo termine). L’autore conclude avvertendo che chiamare “pace” una possibile sconfitta ucraina potrebbe, in realtà, anticipare la resa dell’Europa. 24 novembre 2925





