Nathalie Tocci ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui che analizza le recenti dinamiche nella guerra russo-ucraina con un focus sulle faide interne all’amministrazione Trump e il ruolo potenziale dell’Europa.
Scrive la Tocci: ”Le premesse: come molti sospettavano, il piano in 28 punti è stato redatto a Mosca, con qualche contentino a Washington, secondo il manuale dell’arte della manipolazione del Cremlino. Basta leggere sommariamente i contenuti – dal ritiro degli ucraini dai territori del Donbas che i russi non sono riusciti a conquistare, al dimezzamento dell’esercito di Kyiv, fino alla proposta oscena di destinare metà dei profitti della ricostruzione agli Stati Uniti – per capire che il piano è stato scritto dai russi (e addirittura in russo). Redatto al Cremlino e consegnato all’ingenuo inviato del presidente statunitense, Steve Witkoff, trasformandolo magicamente in un “piano americano“.
L’ascesa di Vance: solo l’Europa può fermare il piano russo
L’articolo analizza le caotiche dinamiche geopolitiche, collegando il presunto piano di pace russo-americano, le tensioni interne a Washington e i negoziati di Ginevra.
1. Le due premesse fondamentali
A. Il piano (falso) americano
- Origine russa: il “piano di pace” in 28 punti è stato redatto quasi interamente a Mosca (addirittura in russo), trasformato magicamente in un “piano americano” e consegnato a un inviato statunitense “ingenuo” (Steve Witkoff).
- Contenuti inaccettabili: i punti (come il ritiro ucraino da territori fortificati e il dimezzamento dell’esercito di Kyiv) sono chiaramente a favore del Cremlino e volti a garantire il riavvio della guerra a breve termine con un netto vantaggio per la Russia.
- Lotta interna a Washington: il piano rivela le profonde faide nell’amministrazione Trump: il segretario di Stato Marco Rubio (fazione meno filo-russa) ne ha preso le distanze, mentre il vicepresidente J.D. Vance (filo-russo e ostile all’Europa) è l’attore che spinge per la sua adozione.
B. La non accettazione di Kyiv
- Kyiv non accetterà mai il piano nella sua forma attuale, poiché i punti cardine minano la sua sicurezza e la sua dignità.
- Tuttavia, né l’Ucraina né gli Europei hanno chiuso la porta a Trump, per non spingerlo in un totale allineamento con Putin.
2. La minaccia immediata degli USA
Attualmente, gli Stati Uniti hanno smesso di sostenere militarmente ed economicamente l’Ucraina, limitandosi a vendere armi agli Europei che poi le forniscono a Kyiv. La minaccia peggiore è che Washington sospenda la cooperazione sull’intelligence, cruciale per:
- Identificare i target degli attacchi ucraini.
- Consentire l’uso dei sistemi di difesa aerea Patriot per intercettare i missili russi.
3. I due scenari possibili a Ginevra
I negoziati di Ginevra vedono la partecipazione di Europei, Ucraini e le due fazioni opposte dell’amministrazione Trump (Rubio vs. Driscoll/Vance).
| Scenario | Descrizione | Conseguenze |
| 1. Vittoria di Rubio (Mitigazione) | Gli Europei riescono a riproporre lo schema del vertice in Alaska: presentano il loro piano alternativo in 24 punti e riescono a mitigare i danni, impedendo un totale allineamento USA-Russia. | Putin si ritira temporaneamente dal gioco diplomatico, sul quale avrebbe perso il controllo. |
| 2. Vittoria di Vance (Totale Allineamento) | Trump sceglie di non distanziarsi da Putin, trasformando i 28 punti interamente in un piano statunitense (scenario preferito da Vance, noto per il suo disprezzo verso l’Europa). | Gli ucraini scelgono la dignità (come chiarito da Zelensky) e si trovano di fronte all’abbandono USA. |
24 novembre 2025





