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Esteri

Trump s’inchina a Putin e vuole sottomettere l’Ue

Com’è possibile che, supinamente, i Paesi Europei possano accettare tutti i diktat di Donald Trump? Sa The Donald che senza il contributo del Vecchio Continente gli Stati Uniti rischierebbero molto probabilmente la recessione? Chi sono i consiglieri di Trump e che esperienza di politica internazionale vantano? È possibile che il presidente Usa ”tema” solamente Xi e Putin e disprezzi i leader europei?L’impressione di una “supina” accettazione dei diktat di Donald Trump da parte dei Paesi europei deriva in gran parte da una combinazione di fattori:

  • Dipendenza dalla sicurezza: nonostante l’enfasi sull’autonomia strategica europea, la sicurezza di molti Paesi del continente dipende ancora in larga misura dalla NATO e quindi dal contributo militare e deterrente degli Stati Uniti. Le minacce di Trump di ritirare il supporto o di rimettere in discussione l’Articolo 5 hanno un peso enorme.
  • Interdipendenza economica e rischi di dazi: gli Stati Uniti e l’Unione Europea sono partner commerciali cruciali. Le esportazioni europee verso gli USA sono significative e un’amministrazione Trump può minacciare di imporre dazi punitivi (come già accaduto per acciaio e alluminio), che potrebbero danneggiare settori chiave dell’economia europea e potenzialmente portare a una contrazione del PIL dell’Eurozona.
  • Strategia del “contenimento”: alcuni leader europei hanno adottato una strategia pragmatica, cercando di evitare lo scontro frontale con Trump, prendendo impegni talvolta vaghi o concentrandosi sulla negoziazione di punti specifici, pur di limitare i danni e preservare una parvenza di cooperazione. L’obiettivo è spesso contenere la sua imprevedibilità.

Rischio di recessione USA senza l’Europa?

Sì, un’analisi economica indicherebbe che il contributo del “Vecchio Continente” è vitale per l’economia statunitense.

  • Partner commerciale: l’Unione Europea è storicamente il partner commerciale più significativo degli Stati Uniti. Il flusso bidirezionale di beni, servizi e investimenti è immenso.
  • Squilibrio commerciale: storicamente, gli Stati Uniti hanno importato più prodotti dall’Europa di quanti ne esportino (un deficit commerciale visto negativamente da Trump). Tuttavia, il volume totale degli scambi genera ricchezza, e l’Europa è anche il maggiore investitore straniero diretto negli USA.
  • Impatto di dazi e guerra commerciale: una guerra commerciale totale con l’Europa, basata sull’imposizione di dazi elevati, danneggerebbe l’economia globale. Sebbene l’Europa rischi una contrazione del PIL, anche le aziende statunitensi ne subirebbero le conseguenze. Un indebolimento del partner commerciale più importante può senz’altro accentuare i rischi di recessione negli Stati Uniti, soprattutto per i settori che dipendono dalle catene di approvvigionamento globali e dalle esportazioni.

2. I consiglieri di Trump e politica internazionale

L’Amministrazione Trump si è caratterizzata per una notevole volatilità nel team di politica estera, con frequenti sostituzioni di figure chiave. La sua politica è spesso definita più da priorità personali e da un approccio America First che dalla tradizionale esperienza diplomatica.

  • Esperienza eterogenea: i consiglieri e i leader politici nominati da Trump hanno spesso avuto esperienze e visioni molto diverse. Alcuni, come l’ex Segretario di Stato Mike Pompeo, vantavano una solida esperienza militare e politica, ma altri sono stati scelti per la loro lealtà al Presidente e per la loro aderenza a un approccio più “fuori dagli schemi” e a volte nazionalista.
  • Nomine tese alla “linea dura”: le nomine per i ruoli chiave di politica estera e sicurezza nazionale, come il Segretario di Stato o il Consigliere per la Sicurezza Nazionale, tendono a focalizzarsi su individui noti per una linea dura contro la Cina. Ad esempio, Marco Rubio, nominato per ruoli di rilievo, è stato a lungo un critico aggressivo del Partito Comunista Cinese.
  • Focus sulla Sovranità: La visione di politica estera di Trump è spesso basata sul concetto di sovranità nazionale e su accordi bilaterali, mettendo in discussione le alleanze multilaterali tradizionali. Questo approccio tende a svalutare la diplomazia multilaterale (che è il cuore della politica estera europea).

3. Xi e Putin vs. leader europei

È ampiamente documentato che l’approccio di Trump verso Xi Jinping e Vladimir Putin sia stato nettamente diverso da quello riservato ai tradizionali leader alleati in Europa.

  • Disprezzo per la Debolezza percepita: Trump ha spesso manifestato disprezzo per l’Unione Europea, arrivando a definire l’UE un rivale commerciale e a esprimere il parere che l’idea stessa di un’Unione degli Stati europei fosse nata per minacciare gli Stati Uniti. Questo è in linea con la percezione che l’Europa sia un’entità debole e “approfittatrice” (soprattutto in termini di spesa per la difesa).
  • Ammirazione per la forza degli autocrati: al contrario, Trump ha mostrato a più riprese una sorprendente vicinanza personale a Putin e ha avuto colloqui ad alto livello con Xi. Questo può essere interpretato come:
    • Un’ammirazione per leader forti e autoritari, capaci di imporre rapidamente la propria volontà.
    • Un approccio pragmatico e business-oriented, che vede i Paesi come Cina e Russia come i veri competitori globali da affrontare direttamente (o da cui cercare concessioni), mentre gli alleati come l’Europa sono trattati come controparti meno rilevanti in quanto già dipendenti.

In sintesi, la politica estera di Trump si muove spesso tra l’esaltazione dei leader forti (Xi, Putin) e l’applicazione di un diktat commerciale e di sicurezza agli alleati (Europa), un atteggiamento che ha spinto alcuni Paesi europei a cercare una maggiore autonomia strategica, sebbene con difficoltà dovute alla profonda interdipendenza esistente.

23 novembre 2025