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Esteri

La politica di potenza

Danilo Taino ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui delinea un preoccupante ritorno delle politiche di potenza. Afferma che i boss Trump, Putin e Xi vogliono (scrive): “punire chi dice qualcosa di non gradito o non si adegua a un ricatto. Quando si parla del ritorno delle politiche di potenza, si intende in gran parte questo: l’imposizione, da parte di chi si sente più forte e quindi con più diritti, del proprio volere. In genere con le cattive: bullismo. In questi giorni, la Cina Popolare sta portando questo metodo, che utilizza da tempo, a un livello più alto: contro il Giappone. Il modello che usa parla anche a noi europei, drammaticamente: siamo al cospetto del «piano in 28 punti» russo-americano che è l’incontro di due bullismi. Sono sviluppi che prefigurano una vita triste in un futuro non lontano, se la coercizione delle grandi potenze diventa la norma. In particolare, se alla Russia verrà consentito di non pagare pegno per l’aggressione all’Ucraina.”.

Il caso Cina-Giappone: un bullismo elevato

Il caso più recente e significativo di questa dinamica è lo scontro tra la Cina Popolare e il Giappone.

  • Il casus belli: la nuova premier giapponese, Sanae Takaichi, ha dichiarato in Parlamento che un’invasione cinese di Taiwan costituirebbe una “minaccia alla sopravvivenza” per il Giappone, potenzialmente innescando un’azione armata nipponica secondo la legislazione del 2015.
  • La reazione cinese: Pechino, irritata, ha deciso di creare una crisi forzata andando oltre la semplice diplomazia:
    • Minacce dirette alla premier Takaichi da parte di funzionari e sui social media cinesi. Boicottaggio turistico/commerciale: invitati studenti, turisti e uomini d’affari a non visitare il Giappone; alcune compagnie aeree cinesi hanno offerto rimborsi.Sospensione di eventi culturali (debutto di film giapponesi).Incursioni navali nelle acque delle isole Senkaku (contese).Blocco delle importazioni di prodotti ittici giapponesi.
    • Cancellazione di un summit a tre con Giappone e Corea del Nord.
  • Obiettivo di Pechino: questa escalation mira a destabilizzare la politica giapponese e mettere in difficoltà la premier Takaichi, considerata un “falco” allineato a Washington. L’episodio è il più rilevante tra le tattiche di coercizione (già usate in passato contro Norvegia, Australia, Lituania, Corea del Sud) a causa dell’importanza del Giappone.

Il pericolo russo-americano e l’Ucraina

Questo modello di coercizione si sta affermando rapidamente anche vicino all’Europa, in Ucraina, dove il bullismo armato di Putin sembra saldarsi con quello transazionale di Trump.

  • Il “Piano in 28 punti”: il presunto piano di pace russo-americano, altamente punitivo per l’Ucraina, è visto come l’incontro di due bullismi.
  • Le conseguenze per l’Europa: se alla Russia venisse permesso di non pagare pegno per l’aggressione e questo piano venisse anche solo parzialmente attuato, Mosca avrebbe la possibilità di imporre ricatti e coercizioni alle libertà e agli interessi europei. Il modello di bullismo che la Cina sta applicando a Tokyo sarebbe replicato in Europa con una brutalità inedita da ottant’anni.
  • La logica impositiva di Trump: anche l’offensiva di Donald Trump sui dazi, giustificata come correzione di “ingiustizie” commerciali, rientra in una logica di politica di potenza (“America First”) e di accordi tra grandi poteri a scapito dei più deboli.

Conclusione

L’autore conclude che siamo entrati in un mondo in cui le politiche di potenza e la coercizione danno forma al futuro. L’Europa, debole, potrà forse trovare compromessi con l’alleato storico (gli Stati Uniti), ma gli sviluppi tra Cina e Giappone, e tra Russia e Stati Uniti, avvertono che se il “bullo che ha aggredito l’Ucraina” sarà lasciato libero di agire, minaccerà sempre più di punire gli europei che non si adeguano ai suoi voleri.

La sopraffazione è tornata a essere il “gran gioco delle potenze”.

22 novembre 2025