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Arte e Cultura

Quel conte scapigliato…

di Agostino Roncallo

…vale a dire il conte Carlo Alberto Pisani Dossi, in arte Carlo Dossi, nato a Zenevredo nel 1849 e morto a Cardina nel 1910, fu uno scapigliato milanese dotato di grande originalità. Dal giorno in cui ebbi fra le mani l’Altrieri, libretto che narra della sua infanzia scolastica, non ho più potuto fare a meno della sua raffinatezza e della sua ironia.

Così, prima o poi, sentivo di dover dedicargli qualcosa e Gli amori di Alberto Pisani sono questo qualcosa, vale a dire un libro diviso in tre sezioni: Con Alberto, Come Alberto e Oltre Alberto.

La prima di queste sezioni, Con Alberto, è costituita da quindici brevi testi liberamente tratti da Amori (1997), un’opera particolarissima costituita da undici racconti dedicati ai suoi amori giovanili. Mi sono permesso di estrapolare alcuni episodi riscrivendoli, con modifiche e integrazioni, e adattandoli alla mia sensibilità. Questa prima parte del libro rappresenta dunque il mio incontro con Dossi, un incontro ravvicinato nel corso del quale ho avuto la possibilità di cogliere le caratteristiche della sua prosa.

La seconda sezione, Come Alberto, è invece costituita da venti nuovi testi che hanno in comune con l’autore il tema, gli amori per l’appunto, e lo stile. Non ero più con lui ma, da buon allievo, ho cercato di seguirne le tracce. Da notare che uno di questi testi, Pattinaggio, è liberamente ispirato a Invernale di Guido Gozzano, un altro autore a me caro che ha certamente in comune con Dossi la capacità di cogliere le sfumature della vita.

Infine, la terza parte del libro, Oltre Alberto, si allontana maggiormente dagli amori dossiani, per seguire una strada più personale. Tuttavia, in questa nuova ventina di testi dedicati all’amore, le radici rimangono e si percepiscono, non ne dubito. Due di essi, La guerra e Ti ricordi?/2, sono liberamente tratti rispettivamente da Erich Maria Remarque e Dino Buzzati.

Un’ultima considerazione: quale tipologia di testi compone questo libro? Si tratta di poesie o di racconti? Se consideriamo che esistono poesie narrative e narrazioni poetiche, e se proprio corre l’obbligo di definire un genere di confine, scelgo di parlare di “racconti lirici”. Del resto, si sa, nulla sfugge all’ansia definitoria della nostra cultura: vorrete forse che un autore scriva qualche cosa di indefinibile? Verrebbe condannato senza appello. Sarebbe come dire che quelle scosse telluriche che generano crolli di paesi e città non hanno nome. E ora che un nome l’hanno, dicasi terremoti, siamo più tranquilli, nonostante nulla sappiamo della loro origine. Non rimane che il nome, l’umanità si accontenta evidentemente di poco. Tuttavia l’auspicio è che, al di là delle definizioni, questi brevi racconti possano generare in chi legge una qualche scossa, non distruttiva, s’intende.

21 novembre 2025