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Politica

Il castello collassa

Mattia Feltri pubblica su La Stampa un articolo in cui sostiene che la battaglia per i “diritti” individuali è inutile se non si cura prima il “diritto”, inteso come l’amministrazione della giustizia e la salvaguardia dei limiti della libertà (il principio di legalità). Senza queste “fondamenta”, il “castello dei diritti” è destinato a crollare.

L’autore porta come esempio la nuova legge contro la violenza sessuale, approvata con ampio consenso. La modifica fondamentale, spiegata dalla parlamentare Simonetta Matone, è che non sarà la vittima a dover provare la sua resistenza, ma l’imputato a dover dimostrare un consenso fermo ed esplicito.

Feltri riconosce che l’intento è “sacrosanto”: evitare alla vittima il calvario di doversi giustificare. Tuttavia, critica aspramente il mezzo utilizzato, in quanto capovolge un principio cardine del diritto liberale e della Costituzione: il ribaltamento dell’onere della prova.

Secondo l’articolo, con questa nuova norma non è più lo Stato a dover dimostrare la colpevolezza dell’imputato, ma quest’ultimo a dover dimostrare la propria innocenza. Di conseguenza, il cittadino non è più “innocente fino a prova contraria”, ma “colpevole fino a prova contraria”.

Feltri conclude che rinunciare al diritto della democrazia per tornare all’arbitrio della tirannia, e credere di aumentare i diritti delle donne riducendo quelli degli uomini, non è giustizia ma una “resa dei conti”.

21 novembre 2025