Giorgio Ferrari ha scritto per il quotidiano Avvenire un articolo in cui parla del Piano Trump e ipotizza l’esistenza di un piano di pace segreto in fase di definizione tra Mosca e Washington, che ridisegnerebbe gli equilibri geopolitici in una logica di “Yalta 2.0” o “Sykes-Picot del terzo millennio”.
Dice Ferrari: ”Russia e Cina che si astengono al Consiglio di Sicurezza dell’Onu e fanno passare la risoluzione che approva il piano di pace di Donald Trump per la Striscia; la deroga americana alla vendita delle attività petrolifere estere di Lukoil e Rosnet, il prezzo del barile che scende quasi del 3 per cento, i conciliaboli segreti fra Washington e Mosca, lo spirito di Anchorage (se così possiamo chiamarlo) che riaffiora con alle spalle l’ingombrante silhouette del memorandum che il Cremlino aveva presentato a Istanbul nel 2022; e poi ancora, le trattative affidate non ai politici ma a uomini d’affari e di marketing come l’americano Steve Witkoff e Kirill Dmitriev, il responsabile del fondo sovrano russo Rdif, lo scandalo della corruzione nelle alte sfere del governo che scuote l’Ucraina e diventa – con un tempismo che a voler esser maliziosi è decisamente sospetto – uno Zelensky-Gate dal quale sarà molto difficile uscire…”
Tesi centrale: la spartizione per le risorse
Secondo l’autore, il vero motore di questi negoziati occulti non è la pace in sé, ma la spartizione di appetiti strategici e commerciali, in particolare le immense risorse naturali e industriali dell’Ucraina.
- Risorse in gioco: ferro, titanio e litio non ancora estratti; il cuore dell’industria siderurgica e metallurgica del Donbass (impianti Azovstal e Illich a Mariupol); e la più grande riserva di carbone d’Europa (di cui il 60% è già in mano russa).
I termini del presunto piano
Il presunto accordo, che si starebbe definendo, mirerebbe a una tregua e poi a una pace in cambio della cessione di cinque porzioni di territorio ucraino alla Russia:
- Crimea (già annessa nel 2014).
- Le autoproclamate repubbliche di Lugansk e Donetsk.
- Le aree di Zaporizhzhia e Kherson (parzialmente occupate).
A ciò si aggiungerebbe la “denazificazione e la demilitarizzazione” dell’Ucraina, che prevederebbe il dimezzamento degli effettivi e il divieto per Kyiv di possedere certi tipi di armamenti. L’autore definisce questo esito una “Versailles” per l’Ucraina, che lascerebbe sul campo il cadavere politico di Volodymyr Zelensky.
Gli indizi
Ferrari cita una serie di eventi come segnali dell’ingranaggio che porta a questa conclusione:
- L’astensione di Russia e Cina al Consiglio di Sicurezza dell’ONU che fa passare la risoluzione di pace di Trump per Gaza (il cui formato, la “modalità Gaza,” sarebbe il modello prescelto anche per l’Ucraina).
- Una deroga americana alla vendita delle attività petrolifere estere di Lukoil e Rosneft.
- Trattative affidate a uomini d’affari e di marketing (come l’americano Steve Witkoff e il russo Kirill Dmitriev) anziché a politici.
- Lo scandalo di corruzione (“Zelensky-Gate”) che scuote l’Ucraina con tempismo sospetto.
I grandi esclusi
Nel ridisegno di questa nuova sfera d’influenza (Stati Uniti, Russia e Cina), i grandi esclusi dal “banchetto” sono:
- L’Europa (UE): non è coinvolta nel progetto. Sebbene Trump informi gli alleati NATO, l’Europa è relegata a un ruolo di “auditore somalo” (ammessa ad ascoltare ma non a partecipare), pur essendo quella che pagherà buona parte del conto della guerra.
- Volodymyr Zelensky: è descritto come l’ultimo escluso, un “vaso di coccio” destinato a essere spinto fuori dalla scena dalla “forza brutale dei vasi di ferro” (USA e Russia). 21 novembre 2025





