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Otto anni dopo

Massimo Gramellini ha pubblicato sul Corriere della Sera, nel suo Caffè quotidiano, un articolo in cui, prendendo spunto da un recente fatto di cronaca a Milano, dove cinque ragazzi hanno accoltellato uno studente della Bocconi per pochi euro, sottolinea lo shockante senso di impunità dei giovani, che in commissariato scherzavano e si vantavano dell’accaduto.

Afferma Gramellini: ”I cinque ragazzi (quattro italiani doc e il quinto di origini egiziane in funzione di palo), che a Milano hanno accoltellato uno studente della Bocconi per poche decine di euro, in commissariato scherzavano e si vantavano. Meno male che è in coma, diceva uno, così non parla. Brò, vado là e gli stacco i cavi, chiosava un altro. Nella loro strafottenza non c’era inconsapevolezza, ma senso di impunità”.

Gramellini sostiene che questa situazione gli è sembrata un “già letto e già scritto”. Tornando indietro negli archivi, egli ritrova una vicenda di cronaca di Milano simile, che risale al 2017 – otto anni prima.

In quella circostanza, come oggi, si parlava di coltelli e di balordi che ridevano, e la reazione delle istituzioni era identica:

  • Il sindaco incolpava il governo per il senso di impunità.
  • Le opposizioni incolpavano il sindaco per l’insicurezza.
  • Le forze dell’ordine, i magistrati e le autorità carcerarie si scagionavano a vicenda, lamentando il rapido rilascio dei criminali, l’obbligo di applicare le leggi esistenti e la mancanza di posti in carcere.

La riflessione finale dell’autore è amara: sono passati otto anni in cui il mondo è cambiato radicalmente (pandemia, guerre, social media, successi sportivi), eppure i coltelli e i sorrisi strafottenti di chi li usa nel buio delle notti milanesi sono rimasti gli stessi. Questo perché i criminali confidano nell’impunità e nell’immobilismo, ovvero nell’incapacità delle istituzioni di cambiare o almeno governare la situazione.

19 novembre 2025