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Politica

L’avallo di Meloni, il ruolo di Fazzolari. I timori di uno stop alla legge elettorale

Ilario Lombardo ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui cerca di analizzare la crisi politica scaturita dallo scoop de La Verità riguardante le presunte intercettazioni al consigliere del Presidente Mattarella, Francesco Saverio Garofani, e il ruolo giocato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dai suoi uomini più fidati.

Scrive Lombardo: ”Ignazio Mangrano non esiste. Bisogna partire da qui e fare un altro paio di premesse per inquadrare meglio il caso politico che ha scosso le istituzioni italiane e per capire che ruolo ha avuto Giorgia Meloni, e quale gli uomini che della sua volontà sono la più diretta espressione. Ignazio Mangrano, l’autore dello scoop de La Verità, è un nome di fantasia, di quelli che a volte si usano in alcune redazioni, e che – ci spiegano – nel quotidiano solitamente firma gli articoli più disparati, spaziando da Confindustria a notizie di nera al mercato del fumetto (…) La premier vuole cambiare la legge elettorale per assicurarsi i numeri in Senato, con proporzionale e premio di maggioranza. Ha già fatto partire i primi colloqui con le opposizioni ma se non dovesse riuscire a convincerle sarebbe intenzionata a cambiarla a colpi di maggioranza. «D’altronde Renzi quando era premier pose la fiducia sull’Italicum» è l’argomento di questi giorni in FdI. L’unico vero ostacolo sarebbe il Capo dello Stato.Meloni vede un filo rosso che lega Mattarella e i suoi consiglieri al progetto di un polo riformista a cui lavorano sindaci di centrosinistra, il capo di Italia Viva Matteo Renzi e l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini con il suo movimento “Più uno”.

Ecco i punti salienti della sintesi:

1. Il contesto dello scoop e l’avallo di Meloni

  • Pseudonimo e prove: l’autore dello scoop de La Verità, “Ignazio Mangrano,” è un nome di fantasia. Tuttavia, il direttore Maurizio Belpietro si è intestato la rivelazione, suggerendo che il giornale possedesse prove materiali (probabilmente un audio) a sostegno delle frasi attribuite a Garofani.
  • L’attacco a Fazzolari e Bignami: dentro Fratelli d’Italia erano convinti della blindatura dell’articolo prima che il capogruppo alla Camera, Galeazzo Bignami, uscisse con una nota molto dura contro il Quirinale, coordinato dal sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, braccio destro di Meloni.
  • L’endorsement silenzioso: ufficialmente, Meloni non era al corrente dell’iniziativa personale di Bignami e Fazzolari. Tuttavia, per tutto il giorno, Meloni ha taciuto, non sconfessando i suoi e non esponendosi per aggiustare il tiro. Questa sequenza di eventi è interpretata nell’articolo come un avallo di fatto all’operazione gestita dal suo braccio destro. Inoltre, non è risultato alcun contatto telefonico chiarificatore tra lei e il Presidente Mattarella.

2. I timori di Meloni e la legge elettorale

  • La tesi del contrasto: Meloni è convinta che l’articolo sveli una verità: esiste un “mondo” che si muove attorno al presidente della Repubblica con l’obiettivo di contrastarla. Sa che Mattarella è intoccabile nel cuore degli italiani e non può sfidarlo sul consenso.
  • L’ostacolo costituzionale: la premier teme che il controllo costituzionale del presidente possa complicare il suo disegno sulla legge elettorale. Meloni vuole cambiarla (con proporzionale e premio di maggioranza) per assicurarsi i numeri in Senato, anche a costo di ricorrere al voto di fiducia in mancanza di accordo con le opposizioni. Il Capo dello Stato è visto come l’unico vero ostacolo a questo piano.

3. La “Regia” Renzi-Ruffini e il “Deep State”

  • Il polo riformista: Meloni vede un “filo rosso” che lega l’ambiente del Quirinale al progetto di un polo riformista su cui lavorano Matteo Renzi e l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, con il suo movimento “Più uno.” Garofani, ex deputato PD e vicino all’ala riformista, aveva parlato di una “grande lista civica nazionale” che assomiglia a questo progetto.
  • Il ruolo di Ruffini: Ruffini, di cui Mattarella ha firmato la prefazione di un libro, è visto come un leader rassicurante ed europeista, in grado di erodere consenso nel campo progressista e moderato. È considerato un nome spendibile dal Capo dello Stato per un incarico da premier in caso di stallo parlamentare.
  • I piani a lungo termine: la reazione dura di FdI è contestualizzata nei piani a lungo termine della leader, che mirano a cambiare la legge elettorale e a portare al Quirinale un nome gradito nel 2029, quando il nuovo Parlamento dovrà eleggere il prossimo Capo dello Stato. In FdI si parla apertamente di un “deep state” in fermento per impedire una vittoria di Meloni alle prossime elezioni. 19 novembre 2025