Lorenzo Cremonesi ha pubblicato, sul Corriere della Sera, un articolo in cui contrappone in modo netto la Russia e l’Ucraina nel modo di gestire la corruzione e la libertà di stampa.
Sostiene Cremonesi: ”Provate a pensare cosa accadrebbe a un giornalista russo che scrivesse sulla corruzione ai vertici del Cremlino. Di più: immaginate che i maggiori media a Mosca avviassero inchieste approfondite sui rapporti personali tra Putin, i suoi collaboratori più stretti, gli amici, e le compagnie nazionali dell’energia, compresa la Rosatom delle centrali nucleari, ma soprattutto con gli oligarchi più ricchi. Immaginate se venissero pubblicate dai reporter le foto di palazzi di qualche ministro o generale importante, compresi dettagli sugli appartamenti lussuosi all’estero, i conti in Svizzera. Oppure uomini della Nomenklatura venissero ripresi mentre si aggirano furtivi con borse gonfie di contanti”.
Il modello russo (la censura)
L’autore inizia con un’ipotetica, ma impossibile, scena: immagina cosa accadrebbe se i giornalisti russi denunciassero apertamente la corruzione ai vertici del Cremlino, i legami di Putin con gli oligarchi e le compagnie energetiche (come Rosatom), pubblicando foto di lussuosi palazzi, conti esteri, o filmati di funzionari con borse piene di contanti, il tutto accompagnato da sondaggi sul calo di popolarità di Putin.
- Realtà: questo scenario non ha senso nella Russia di oggi perché il regime di Putin censura, minaccia, arresta o elimina i giornalisti e gli oppositori scomodi (come Anna Politkovskaja o Aleksei Navalny). I reporter liberi sono costretti all’esilio, e il regime accusa chi denuncia la “cleptocrazia” di essere “agente del neo-nazismo” occidentale.
Il modello ucraino (la denuncia aperta)
L’autore rivela che, al contrario della Russia, tutto questo sta accadendo in Ucraina, nonostante l’emergenza della guerra e la necessità di unità nazionale.
- I Fatti: molti media e intellettuali ucraini hanno pubblicamente denunciato scandali di mazzette, in particolare nel settore energetico.
- La reazione del governo: non c’è stata nessuna persecuzione contro i reporter o chiusura di organi di informazione. Il presidente Zelensky ha reagito insistendo per la continuazione delle inchieste e degli arresti, ha chiesto le dimissioni di due ministri e ha invocato una “pulizia” generale.
- La tesi: la reazione del governo di Kiev, che permette e incoraggia la denuncia della corruzione anche in tempo di guerra, è un grande test di democrazia superato. Per l’autore, questo è un motivo in più per sostenere l’ingresso dell’Ucraina in Europa.
In sintesi, l’articolo utilizza la denuncia della corruzione come metro per misurare il grado di democrazia di un Paese, promuovendo il comportamento dell’Ucraina come segno di vitalità democratica in netto contrasto con l’autoritarismo repressivo russo.
18 novembre 2025





