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Esteri

All’apice del successo e del potere rischia di essere travolto come Nixon dal Watergate

Stefano Stefanini ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui analizza la posizione di Donald Trump, rieletto Presidente da meno di un anno, che, pur essendo all’apice del successo e del potere, rischia di essere travolto da uno scandalo legato alla sua passata associazione con il defunto finanziere e pedofilo Jeffrey Epstein, in un parallelo con il Watergate di Richard Nixon.

Dice Stefanini: ”Donald Trump non è da solo a tremare. In giro per il mondo sono in molti. Come erano in molti a frequentare l’isola del tesoro proibito – sesso con minorenni – di Jeffrey Epstein. E in molti adesso rischiano di vedere il loro nome spuntare dalle decine di migliaia di e-mail del defunto finanziere pedofilo. Ma non sono presidenti degli Usa. Trump lo è. Per rendere pubblici i documenti occorrono tre passaggi. Primo, il voto a favore alla Camera che, terminato lo shutdown, è pronta a riunirsi. L’esito è appeso a un filo. Trump sta intervenendo personalmente sui pochissimi (4 ma, con un’esigua maggioranza di 5, bastano) repubblicani che hanno annunciato il voto a favore. Secondo, il voto al Senato dove il controllo repubblicano è più solido. Infine, la firma del presidente stesso, con ben pochi dubbi sul veto. Quindi, malgrado il polverone che si sta sollevando, egli ha il potere di bloccare l’apertura al pubblico delle “carte” Epstein. Evidentemente, preferirebbe farlo al primo passaggio, alla Camera”.

I punti chiave della sintesi sono:

  1. Lo scandalo Epstein: la minaccia è rappresentata dalla potenziale pubblicazione di decine di migliaia di e-mail di Jeffrey Epstein, riguardanti i suoi rapporti con minorenni e che potrebbero coinvolgere molte personalità di spicco, incluso Trump.
  2. Il potere di veto di Trump: l’autore sottolinea che Trump, in quanto Presidente, detiene il potere di bloccare l’apertura al pubblico dei documenti di Epstein, agendo sul processo legislativo in tre fasi: un voto alla Camera (dove sta intervenendo personalmente per assicurarsi un blocco), un voto al Senato e, in ultima istanza, un possibile veto presidenziale.
  3. Il tradimento della base MAGA: il pericolo maggiore per Trump è politico e risiede nel tradimento del suo elettorato populista “Maga”. Questa base, che esige di “sapere tutto” sui crimini di Epstein e sulle presunte congiure, si sentirebbe ingannata dal tentativo di Trump di insabbiare la documentazione, un’azione contraria alla promessa fatta in campagna elettorale.
  4. L’associazione elitaria: l’amicizia con Epstein, immortalata in una foto che ritrae Trump e Melania con Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell, viene percepita dalla sua base come un’appartenenza al “campo nemico,” ovvero a quel mondo elitario e di privilegio da cui il popolo Maga si sente escluso.
  5. Il precedente Nixon: Stefanini paragona la situazione di Trump a quella di Richard Nixon, che fu travolto dal Watergate proprio all’apice del successo dopo essere stato rieletto a valanga. L’autore avverte che, nonostante Trump si senta onnipotente e abbia accumulato un potere presidenziale superiore a quello di Nixon, la sua hubris (superbia) potrebbe causarne la caduta. Le e-mail trapelate suggeriscono che Trump “sapeva” degli illeciti ma “chiese di smettere,” un’attenuante legale ma un danno politico significativo.