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La spettacolarizzazione e la conflittualità nel nostro Parlamento

La sensazione per una persona che viene da Marte è che i membri del governo (per i loro schiamazzi nelle sacre aule del Parlamento italiano) stiano all’opposizione e che i partiti dell’opposizione stiano al governo (schiamazzano di meno, molto meno): è questa un’inversione dei ruoli, insomma, che traspare dalle urla della Meloni, di Salvini e di Valditara?

È, questa, un’osservazione molto acuta e, sebbene presentata in tono ironico e iperbolico tocca un punto cruciale del dibattito politico e del clima nel nostro Parlamento: la spettacolarizzazione e la conflittualità che a volte sembrano caratterizzare più l’azione del governo in aula che quella dell’Opposizione.

Ecco alcuni punti per analizzare questa “inversione dei ruoli”:

1. Il governo sotto pressione mediatica e interna

  • Necessità di marcare il territorio: i leader di governo come Meloni e Salvini, pur essendo al potere, sentono la necessità di mantenere un profilo molto combattivo, tipico dell’opposizione, per parlare direttamente alla loro base elettorale e rassicurarla. Questo si traduce spesso in toni alti e reazioni vivaci.
  • Gestione della coalizione: le dinamiche interne alla maggioranza non sono sempre semplici (come evidenziato anche dalle tensioni tra Meloni e Salvini emerse in alcune notizie). Avere toni forti può essere un modo per affermare la propria leadership all’interno del blocco di Governo.
  • Risposta immediata: la posizione del governo è costantemente sotto i riflettori e i leader devono assolutamente cercare di difendere ogni provvedimento. Questo può portare a reazioni eccessive quando vengono mossi attacchi o critiche dalle opposizioni.

2. La posizione dell’opposizione

  • Strategia del “basso profilo” (o mirato): l’opposizione, di fronte a una maggioranza così rumorosa e mediatica, potrebbe adottare una strategia diversa, preferendo attacchi mirati, richieste di chiarimenti più formali o focalizzandosi su punti specifici, cercando di apparire più istituzionale e meno “schiammazzante” rispetto al governo.
  • Mancanza di compattezza: a volte, una minore “rumorosità” dell’opposizione può anche riflettere una minore coesione interna rispetto al blocco di governo (sebbene quest’ultimo abbia le sue frizioni).

3. I casi specifici

  • Meloni: essendo presidente del Consiglio, i suoi interventi sono centrali. Quando risponde a critiche, la sua reazione è spesso molto, troppo, veemente, a volte utilizzando un tono che alcuni critici definiscono “da comizio” o “da opposizione”, come se si trovasse ancora a difendersi dall’establishment, anche se ora ne fa parte.
  • Salvini: è noto per il suo stile di comunicazione diretto e spesso polemico, che difficilmente abbandona anche da vicepremier.
  • Valditara: Il ministro dell’istruzione e del merito è stato al centro di diversi episodi di forte scontro, come quello recente sull’educazione sessuale, dove i toni si sono alzati fino al “vergognatevi” rivolto all’opposizione, un comportamento che è stato criticato per non essere “degno di un ministro” e che è molto lontano dall’immagine istituzionale richiesta a un membro del governo.

In sintesi, questa impressione è legittimata dal fatto che spesso, nell’attuale panorama politico italiano, i confini tra l’atteggiamento di chi governa e quello di chi è all’opposizione tendono a confondersi, in favore di una politica più orientata alla comunicazione aggressiva e al confronto diretto anche da parte di chi detiene il potere.

13 novembre 2025