Massimo Gramellini, nel suo articolo pubblicato sul Corriere della Sera, riflette sulla difficoltà di ignorare i commenti negativi sui social media, un ambiente che l’autore paragona a un “bar malfamato”.
Esordisce Gramellini: ”Quando stai per avventurarti nelle spelonche dei social, ti senti fare la stessa raccomandazione che di solito viene rivolta a chi, per qualche motivo, debba entrare in un bar malfamato: non fermarti ad ascoltare quello che dicono. Saggio consiglio, e uno entra nel bar con l’intenzione di seguirlo. Poi però non ce la fa: butta un occhio, allunga un orecchio e si guasta inesorabilmente l’umore”.
Il punto di partenza è l’esperienza di Francesca Verdini, compagna di Matteo Salvini, la quale ha espresso il suo profondo disgusto per gli insulti, le minacce e le battute volgari che aveva letto su di lei e sul ministro.
Gramellini sottolinea come, pur essendo spesso consigliato di non leggere tali commenti, sia quasi impossibile resistere alla tentazione, un’esperienza in cui è facile immedesimarsi (“è impossibile non riconoscersi in Francesca Verdini”). L’autore riconosce che, sebbene Salvini stesso usi i social in modo aggressivo, questo non sminuisce il problema della cattiveria diffusa. A volte, anche quando si riesce a ignorare i commenti, sono gli amici a informare involontariamente delle critiche più infami.
In risposta alla domanda di Verdini su possibili rimedi (oltre all’assuefazione), Gramellini ne propone due:
- Cambiare la natura umana (ritenuto impraticabile).
- Far pagare i commenti (ritenuto leggermente più praticabile).
L’articolo si conclude con una battuta ironica e politica sul secondo rimedio, auspicando che Salvini non si inventi un “condono” anche per i commenti a pagamento.
13 novembre 2025





