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Roma e Berlino: la crisi gemella: ultime in Europa per la crescita

Gianni Trovati ha pubblicato un articolo su Il Sole 24 Ore in cui analizza la “crisi gemella” che accomuna l’Italia e la Germania, evidenziando come queste due grandi economie europee siano in fondo alla classifica per le previsioni di crescita nell’Eurozona.

Sostiene Trovati: ”C’è un’Italia dei conti pubblici che brilla, inanella in pochi mesi una serie record di sei miglioramenti nei rating e vede da anni gli investitori rispondere in massa a ogni offerta di BTp. Ma c’è anche un’Italia dell’economia reale che arranca, balla sull’orlo della recessione tecnica e appende agli ultimi tre mesi dell’anno le possibilità di centrare un modesto obiettivo di crescita al +0,5%”.


La contradizione italiana: conti vs. economia reale

L’Italia presenta una forte contraddizione:

  • Conti pubblici: L’Italia “brilla” con record di miglioramenti nei rating e una forte domanda di BTp da parte degli investitori.
  • Economia reale: L’economia “arranca”, sfiorando la recessione tecnica, con un modesto obiettivo di crescita al +0,5% per l’anno in corso.

Questo divario alimenta il dibattito interno su un possibile “eccesso di disciplina fiscale” che deprimerebbe la crescita, ma l’autore ricorda che la crescita spinta dal deficit rischia di generare costi a lungo termine superiori ai benefici immediati.


Ultime nell’Eurozona: Italia e Germania

Le previsioni ufficiali dei governi nei programmi di bilancio a Bruxelles per il 2026 collocano l’Italia in coda per la crescita:

  • Italia: prevede la crescita più bassa dell’Eurozona: +0,7%.
  • Germania e Francia: si attestano a un modesto +1%.
  • Altri Paesi: Paesi come Spagna (sebbene con un governo instabile) e piccoli Stati (Malta, Slovenia) mostrano tassi di crescita superiori al 2%.

Considerando l’indicatore cumulato triennale di crescita del PIL reale (2024-2026), l’Italia (+1,9%) è terzultima, precedendo solo la Germania (+0,5%) e l’Austria (-0,1%). La Francia (+2,8%) e soprattutto gli ex-PIGS (Spagna +8,2%, Portogallo +6,5%) mostrano performance decisamente più vivaci.


La causa comune: lo shock energetico

La “crisi gemella” che unisce Italia e Germania viene ricondotta alla loro storica forte dipendenza dal gas russo a basso costo. Il drastico cambio di fornitori e l’aumento dei prezzi dell’energia, scaturiti dall’invasione russa dell’Ucraina, ha generato uno shock con un costo elevato e persistente per entrambe le aree.


L’anello debole e la debolezza strutturale

L’economia italiana rischia di essere l’anello debole in un’Eurozona che, a sua volta, non eccelle (il +1,2% previsto è inferiore alla crescita mondiale). La stagnazione italiana, che precede la pandemia, riemerge dopo il rimbalzo post-Covid.

L’autore conclude evidenziando una debolezza strutturale che non ammette soluzioni facili. Il dato più preoccupante è che il PIL è “spento” nonostante l’accelerazione della spesa PNRR (che corre a circa 3-4 miliardi al mese) e gli investimenti fissi lordi dei Comuni siano in aumento. Ciò dimostra che la sola spesa pubblica, senza riforme strutturali, non è una “bacchetta magica” per la crescita.

11 novembre 2025