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Meloni e le toghe politicizzate (secondo la premier)

E, finalmente, è arrivata l’approvazione della legge costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati. A noi sembra una riforma del tutto ininfluente se l’intedimento è di arrivare all’obiettivo, perseguito da tutti gli osservatori delle cose della nostra giustizia, di avere ”una giustizia ‘più giusta”. Altre sarebbero le scelte che un buon governo dovrebbe fare. Aumentare gli organici, in particolare amministrativi, introdurre le notifiche degli atti giudiziari agli studi legali e riammettere le intercettazioni e altre cosette. Cosa ne pensano i nostri concittadini? In quali altri Paesi c’è la separazione delle carriere in magistratura? Non è che il fine dell’esecutivo sia quello di mettere sotto tutela i pubblici ministeri? A molti sorge questo non tanto, poi, amletico dubbio: porre sotto il controllo, appunto, del ministro della Giustizia (oggi Carlo Nordio) i pubblici ministeri.

Domanda: cosa accade nei Paesi dove c’è la separazione delle carriere dei magistrati?

Risponde il procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri:

“Accade che il pubblico ministero sta sotto l’esecutivo. Ogni anno il ministro della Giustizia dà l’indirizzo di quali sono le priorità» e i pm devono seguire le sue indicazioni. Spiega che «nel 2028 potremmo avere come priorità le truffe online, che sono importanti e bisogna perseguirle, ma bisogna perseguire anche corruzione e concussione. Bisogna perseguire anche i reati di mafia, il riciclaggio, i reati finanziari, che sono importanti perché sono la punta avanzata delle mafie. È ovvio allora che noi siamo contrari» alla riforma, «e voteremo no alla separazione delle carriere quando probabilmente, nella tarda primavera del 2026, si andrà a votare per il referendum, perché siamo convinti che sarà solo un danno. Sarà solo un’ulteriore difficoltà ad avere un processo giusto, celere e soprattutto una tutela delle parti offese”.

Si intuiscono le perplessità sulla efficacia di questa riforma. La separazione delle carriere in magistratura in Italia è un tema dibattuto da decenni. È stata una bandiera di Silvio Berlusconi. Emergono posizioni fortemente divergenti tra i sostenitori, che puntano a garantire maggiore imparzialità del giudice e indipendenza del Pubblico Ministero, e critici, che temono un indebolimento dell’autonomia della Procura e la creazione di nuovi squilibri.

Queste osservazioni evidenziano punti cruciali del dibattito sulla giustizia.


Opinioni sulla riforma e sulle alternative

C’è un sentire comune tra chi ritiene che il problema principale del sistema giudiziario italiano sia l’inefficienza, dovuta principalmente a carenze logistiche e organizzative, piuttosto che alla composizione della magistratura.

  • Riforma della separazione delle carriere: l’obiettivo dichiarato è quello di distinguere nettamente il ruolo di chi giudica da quello di chi accusa (il Pubblico Ministero), creando percorsi professionali e organi di autogoverno (CSM) distinti. Questo, secondo i proponenti, assicurerebbe maggiore terzietà del giudice, evitando influenze dovute alla “cultura comune” o ai rapporti professionali e associativi attuali.
  • Alternative più urgenti (secondo i critici): molti critici della riforma sostengono che misure come:
    • Aumento degli organici (in particolare amministrativi): cruciale per sveltire le procedure, ridurre il carico di lavoro dei magistrati e smaltire l’arretrato.Notifiche agli studi legali: una semplificazione burocratica che velocizzerebbe in modo significativo la comunicazione degli atti.
    • Riammissione/regolamentazione delle intercettazioni (se intese come uno strumento investigativo più efficace): potrebbe rafforzare l’azione della Procura, anche se è un tema delicato per le garanzie individuali.

Chi sostiene che alcune riforme comunque dovrebbero essere introdotte nel nostro ordinamento, ritiene che esse avrebbero un impatto diretto e immediato sull’efficienza e sulla durata dei processi, a differenza della separazione delle carriere, il cui effetto sulla “giustizia più giusta” è considerato più teorico e di lungo periodo.


Separazione delle carriere in altri Paesi

La netta separazione tra giudici e pubblici ministeri non è un modello universale, ma è presente in diverse forme in alcuni Paesi.

PaeseModelloNote Principali
FranciaSeparazione dei ruoli, ma corpo unicoDistinzione tra magistrati di siège (giudicanti) e di parquet (requirenti/PM). Solo i giudicanti godono della garanzia di inamovibilità. I Pubblici Ministeri sono gerarchicamente subordinati al Ministro della Giustizia. Hanno due sezioni distinte del Conseil Supérieur de la Magistrature (CSM).
Regno Unito / USASistemi di Common LawIl Pubblico Ministero (o Prosecutor) non fa parte del potere giudiziario come in Italia, ma è un avvocato dell’esecutivo o di un organo indipendente, in una separazione molto più netta e tradizionale.
Spagna / PortogalloRuoli distinti, ma corpo unicoModelli simili a quello attuale italiano, dove giudici e PM appartengono allo stesso ordine (Corpo unico) ma svolgono funzioni diverse.
Paesi dell’Est EuropaModelli post-sovieticiAlcuni, come la Romania, hanno una struttura duale con Consigli Superiori distinti, in parte ispirata al modello francese.

31 ottobre 2025