Carlo Alberto Carnevale Maffè pubblica un articolo su Il Foglio in cui sostiene che la transizione di OpenAI a un’azienda for-profit (una “Public Benefit Corporation”), con l’acquisizione del 27% da parte di Microsoft, è un evento positivo e pragmatico, superando l’iniziale “eresia” di voler “fare soldi”.
L’autore confuta la critica di “tradimento” mossa dai “mistici” dell’AI e offre tre ragioni principali per cui questa mossa rappresenta la fine dell’ipocrisia e l’inizio della normalità:
- Legittimazione e industrializzazione: la mossa sdogana l’AI dall’iperuranio dei dibattiti etico-morali e la porta con forza sul piano industriale. Non è più un mero esperimento filosofico, ma un business tool che, sottoposto alle regole del mercato e della concorrenza, deve creare valore tangibile.
- Necessità economica: l’innovazione nell’intelligenza artificiale ha costi elevatissimi (energia, data center, chip Nvidia). La “nobile follia” della fondazione non-profit originaria non poteva sostenere tali spese. La struttura for-profit e l’ingresso di Microsoft forniscono il capitale necessario per continuare a innovare e competere con i colossi del settore.
- Migliore governance: la vecchia struttura ibrida si era dimostrata ingestibile (come nel “quasi-dramma shakespeariano” del licenziamento di Sam Altman nel 2023). La nuova struttura societaria, con un azionista di riferimento chiaro come Microsoft, introduce trasparenza e interessi economici palesi (es. vendere cloud Azure), ritenuti preferibili rispetto a una congrega che decide il destino di una tecnologia globale basandosi su principi astratti.
L’autore definisce l’alleanza OpenAI-Microsoft non come un “peccato originale”, ma come una banale e necessaria normalizzazione. In conclusione: ”L’ingresso formale di Microsoft non è una “svendita”, è il carburante necessario per tenere acceso il motore. Infine, la governance. Se c’è una cosa che abbiamo imparato dal quasi dramma shakespeariano del novembre 2023 – con il licenziamento-lampo e il repentino ritorno di Sam Altman – è che la vecchia struttura ibrida (“capped-profit” controllato da un board non-profit) era di fatto ingestibile. Un manipolo di “saggi” con la missione di “salvare l’umanità” che tentava di governare la startup commerciale più esplosiva della storia. La nuova struttura societaria, con un azionista di riferimento chiaro come Microsoft, introduce trasparenza. E’ meglio un socio industriale con interessi economici palesi (vendere più cloud Azure, integrare Copilot ovunque) che una congrega che decide il destino di una tecnologia globale nel chiuso di una stanza, basandosi su principi astratti. Il mercato, almeno, ha un linguaggio chiaro: il profitto. Quindi, bando ai misticismi. L’alleanza Openai-Microsoft non è il peccato originale di una nuova era”.
30 ottobre 2025





