Il Corriere Blog

Quotidiano online

Sostieni il Corriere Blog



Esteri

Gaza e Ucraina, guerre simili ma reazione diversa

Il prof. Sergio Fabbrini ha pubblicato su Il Sole 24 Ore un editoriale nel quale si interroga sul motivo per cui l’opinione pubblica europea ha reagito con una mobilitazione di massa alla carneficina di Gaza operata da Israele, ma non all’aggressione russa in Ucraina, nonostante le somiglianze tra i due conflitti.

L’autore stabilisce una premessa di base:

  • Entrambi i conflitti sono “carneficine” con un altissimo numero di vittime civili e militari, riconducibili a logiche simili: l’aggressione a uno stato sovrano (Ucraina) e l’aggressione di un movimento terrorista (Hamas) a uno stato sovrano (Israele), seguita da una reazione considerata sproporzionata. I responsabili sono identificati in Vladimir Putin e Hassan Sinwar.

Il paradosso è la reazione pubblica differenziata: milioni si sono mobilitati per chiedere la sospensione della carneficina israeliana a Gaza, ma ciò non è avvenuto per fermare la carneficina russa in Ucraina.

L’autore esamina e confuta tre ipotesi per spiegare questa disparità:

  1. Ipotesi della sproporzione e degli “Effetti genocidi”:
    1. Argomento: l’annientamento dei gazawi è inaccettabile per la sproporzione di forze e per aver superato i limiti del diritto internazionale e della pietà umana, configurandosi come politica “con effetti genocidi” (sebbene non un genocidio intenzionale).
    1. Confutazione: anche in Ucraina la superiorità militare della Russia è stata evidente fin dall’inizio, e i bombardamenti russi di ospedali e infrastrutture costituiscono anch’essi una politica “con effetti genocidi”. Non è questa la vera differenza.
  2. Ipotesi della leadership autocratica e senza scrupoli:
    1. Argomento: la critica si concentra sul leader israeliano Benjamin Netanyahu, considerato autocratico e senza scrupoli, che avrebbe usato l’attacco del 7 ottobre per rilegittimare il proprio potere.
    1. Confutazione: anche Vladimir Putin è un leader autocratico e senza scrupoli che necessita della guerra esterna per preservare il potere interno. Nonostante ciò, alcuni settori dell’opinione pubblica europea (nazionalisti di destra, nostalgici di sinistra) continuano a manifestare simpatia per lui.
  3. Ipotesi del potere coloniale:
    1. Argomento: l’annientamento dei gazawi è inaccettabile perché Israele agisce come una potenza coloniale in Medio Oriente, motivo per cui la mobilitazione avrebbe un sentimento anti-coloniale (Hamas viene persino equiparato ai movimenti di liberazione nazionale).
    1. Confutazione: Israele non è una potenza straniera ed è riconosciuta dall’ONU, mentre Hamas è un movimento teocratico. Al contrario, la politica russa verso l’Ucraina ha caratteri chiaramente coloniali, anzi imperiali (ricostruzione del dominio zarista/stalinista). Eppure, la Russia viene percepita da alcuni come una potenza anti-coloniale, pur perseguendo la più spietata politica coloniale.

Conclusione:

L’autore riconosce la grande importanza della mobilitazione contro la carneficina a Gaza, ma sottolinea che rimane irrisolto il mistero del perché la carneficina in Ucraina non abbia prodotto lo stesso sentimento di indignazione pubblica. L’editoriale si chiude con un appello alla coerenza: se si sta dalla parte dei palestinesi (non di Hamas), si dovrebbe logicamente stare anche dalla parte degli ucraini.

28 ottobre 2025