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Editoriali

Lo Stato costa e frena la crescita

Il prof. Sabino Cassese, nel suo editoriale sul Corriere della Sera, scrive della necessità di affiancare alla prudente manovra di bilancio del governo un piano per l’aumento della produttività e la riduzione del peso amministrativo dello Stato.

Tesi centrale e contesto

Afferma Cassese che ”bisognerebbe muoversi sul mercato delle idee, ricordando quel che osservava, già dieci anni fa, in un dialogo con Emanuele Felice, il premio Nobel Joel Mokyr, che c’è un legame tra l’illuminismo e la rivoluzione industriale. Bisognerebbe cercare di mettere insieme nel bilancio non soltanto i numeri, ma anche le norme e le realtà amministrative, in modo che il bilancio non sia un fatto meramente ragionieristico, ma tengano conto anche della natura e del modo di operare dei poteri pubblici. Infatti, in questa seconda fase della storia repubblicana, non è esploso soltanto il debito pubblico, ma è esploso anche il peso amministrativo che grava sulla società e sulle imprese. Quindi, come si cerca di ridurre il debito pubblico, si dovrebbe cercare di ridurre questo onere, così agendo non solo sui soldi, ma anche sul potenziale di crescita, perché lo Stato non solo costa, ma anche condiziona”.

L’autore riconosce la prudenza della manovra di bilancio, utile per tenere i conti in ordine e rispettare i vincoli europei. Tuttavia, sottolinea che ciò non basta per risolvere la stagnazione della produttività e la bassa crescita economica italiana, che è inferiore alla metà di quella dell’Unione Europea.

La sfida consiste nel trovare il modo di aumentare la produttività per ridurre il peso che grava sull’economia e sulla società, aumentando il denominatore (il prodotto interno lordo) nel rapporto debito/PIL. Il problema non è solo il debito pubblico, ma anche l’esplosione del peso amministrativo che condiziona e costa alle imprese e alla società.

Il miglior programma per imprese e cittadini consisterebbe nel limitare l’eccesso della presenza pubblica inefficiente e nell’aumentare quella che serve a promuovere sviluppo economico, sociale e culturale.


Tre proposte per il cambiamento

Cassese propone tre strade per agire non solo sui soldi, ma anche sul potenziale di crescita:

1. Rivedere i modelli organizzativi e le procedure

È necessario intervenire sull’accavallamento caotico di disposizioni statali e regionali relative a materie come l’uso e la difesa dei suoli, la tutela del paesaggio, l’urbanistica e l’edilizia. Decine di complessi normativi gestiti da poteri pubblici a diversi livelli si sono accumulati in modo disordinato, creando numerosi impedimenti.

2. Mettere ordine nel governo dell’economia

L’autore evidenzia la triplice natura della governance economica:

  • Ministeri e Regioni.
  • Autorità indipendenti.
  • Poteri speciali del Golden Power, che si è espanso. È indispensabile creare ordine in questa “giungla” normativa per eliminare gli impedimenti burocratici che frenano l’economia.

3. Riformare le Zone Economiche Speciali (ZES)

Le ZES, nella loro attuale condizione, sono giudicate contraddittorie: hanno un ambito geografico troppo esteso e condizioni di specialità troppo limitate, non riuscendo a funzionare come incubatrici di sviluppo. La proposta è di delimitarle geograficamente ma rafforzarle al loro interno, estendendo le condizioni di favore non solo all’ambito economico, ma anche a quello sociale, culturale e istituzionale (ad esempio, fornendo personale specializzato tramite istituzioni scolastiche e parascolastiche) per guidare una crescita basata sul progresso tecnologico.


In conclusione, l’autore sostiene che limitare la pubblica presenza inefficiente a favore di quella che promuove lo sviluppo è la migliore politica industriale che lo Stato possa attuare, e rappresenta il compito di un vero statista.

20 ottobre 2025