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Esteri

L’eterno ritorno della diplomazia americana. Così lo Zar guadagna altro tempo per la guerra

Anna Zafesova pubblica su La Stampa un articolo in cuo descrive il ciclo ripetitivo e sconcertante della diplomazia americana nei confronti dell’Ucraina, guidata da Donald Trump, che rischia di annullare le opportunità per fermare il conflitto e favorire Vladimir Putin.

Afferma la Zafesova che ”l’obiettivo del Cremlino però sembra essere un altro. Se Putin è riuscito a convincere di nuovo il capo della Casa Bianca che la Russia «distruggerà» l’Ucraina, e che Kyiv avrebbe già perso la guerra, potrà superare indenne un momento molto delicato. L’economia russa sta mostrando segni di crisi, anche grazie agli attacchi ucraini contro le raffinerie, l’offensiva nel Donbas si è impantanata, il fronte occidentale ricucito sta progettando nuove sanzioni pesanti contro la Russia e i suoi partner commerciali asiatici. Invitando Trump a Budapest, Putin guadagna tempo. E se è vero che il presidente americano avrebbe gettato via la mappa dei punti vulnerabili della Russia portatagli da Zelensky, nel momento in cui la diplomazia trumpiana compierà un ennesimo giro per tornare al punto di partenza, rischierà di essersi fatta sfuggire una finestra di opportunità per costringere Putin a fermarsi davvero”. Trump continua a vacillare ma ascolta molto lo Zar, di cui, sembra fin troppo evidente, subisce il fascino e vorrebbe realizzare negli Stati Uniti quel che Vladimir Putin sta facendo nell’ex Unione Sovietica.

Punti chiave dell’analisi:

  • Il ciclo di Trump: la diplomazia americana sembra girare in tondo. Trump, dopo aver parlato con Putin, convocava Zelensky per presentargli gli ultimatum del Cremlino (che apparentemente condivide), minacciando conseguenze disastrose per Kyiv.
  • Pressioni sulla resa: il Financial Times riporta che Trump avrebbe esortato Zelensky ad arrendersi a Putin e a cedere anche la parte del Donbas non ancora occupata dai russi, segnando un drastico cambiamento rispetto alle sue precedenti posizioni di “congelamento” del fronte o di aver definito la Russia una “tigre di carta”.
  • Segnali nascosti: l’incontro recente non è andato bene, come testimonia l’assenza di un comunicato congiunto e la decisione di Zelensky di non parlare più pubblicamente dei missili Tomahawk (questi ultimi visti più come una leva negoziale che come il problema principale, dato che l’Ucraina già colpisce la Russia).
  • Bias e divisioni: l’autrice evidenzia la maggiore simpatia di Trump per la Russia rispetto all’Ucraina e la divisione interna all’amministrazione repubblicana tra figure più concilianti (come Steve Witcoff, che vorrebbe cedere il Donbas a Mosca) e quelle più intransigenti (come Marco Rubio).
  • La tattica di Putin: la strategia di Trump è quella di fare pressioni sugli alleati, premiando l’irriducibilità di Putin. L’obiettivo principale del Cremlino è guadagnare tempo per superare un momento difficile (crisi economica russa, stallo offensivo), convincendo il capo della Casa Bianca che la “distruzione” dell’Ucraina è inevitabile.
  • Opportunità mancata: l’articolo conclude che l’ennesima “giravolta” della diplomazia trumpiana rischia di far perdere una finestra di opportunità cruciale per costringere Putin a un vero compromesso negoziale.
  • 20 ottobre 2025