Simona Siri su La Stampa, pubblica un articolo in cui intitolato analizza il presunto sforzo coordinato da Donald Trump per proteggere il primo ministro israeliano Benjamin “Bibi” Netanyahu dalle sue grane legali.
La sintesi dei punti chiave è la seguente:
1. La pressione per la grazia presidenziale
L’incidente alla Knesset: l’analisi prende spunto dal commento “scherzoso” di Donald Trump alla Knesset, in cui ha suggerito al Presidente israeliano Isaac Herzog di concedere la grazia a Netanyahu, sotto processo dal 2020 per corruzione (accettazione di beni di lusso come sigari e champagne in cambio di favori politici e ricerca di una copertura mediatica favorevole).
La tesi dell’accordo: nonostante Trump abbia ridimensionato la battuta, l’articolo, citando fonti anonime, suggerisce che la questione del perdono sia stata discussa privatamente in precedenza. L’intervento di Trump, amatissimo in Israele, servirebbe a sgravare Herzog dalla responsabilità di una decisione impopolare, trasformando la grazia (già ventilata da Herzog per motivi di “sicurezza nazionale”) in un desiderio più di Trump che suo.
La redenzione politica: un eventuale perdono permetterebbe a Netanyahu di presentarsi alle elezioni del 2026 con una “nuova narrazione per la redenzione politica”.
2. La neutralizzazione della Corte Penale Internazionale (CPI)
Il mandato di arresto: La sfida maggiore per Netanyahu è il mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale (CPI) con l’accusa di aver ordinato crimini di guerra a Gaza.
L’assist russo al Consiglio di Sicurezza: l’articolo ipotizza che aiutare Netanyahu a livello internazionale sia più complesso ma non impossibile, e potrebbe avvenire “facendo leva sul Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.
- Il grande scambio: la Russia, in quanto membro permanente con diritto di veto, potrebbe fornire l’assist necessario per neutralizzare l’azione della CPI. Trump, desideroso di chiudere la guerra in Ucraina, potrebbe offrire al Presidente russo Vladimir Putin “lo stesso lasciapassare” (la salvezza politica) in cambio della pace e, implicitamente, dell’aiuto russo per proteggere Netanyahu a livello internazionale. Si tratterebbe di un potenziale “pace in cambio della salvezza, politica e non solo.”
- 15 ottobre 2025




