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Esteri

La dottrina del realismo di Donald

Federico Rampini pubblica un articolo su la Repubblica in cui analizza la complessa e mutevole politica estera di Donald Trump nel suo secondo mandato, sostenendo che le sue azioni sono guidate da un “opportunismo realista”.

Punti chiave della sintesi:

  1. Superamento dell’isolazionismo: non si può più definire Trump un “isolazionista,” come dimostra il suo ruolo di “artefice della tregua di Gaza e della liberazione degli ostaggi,” che gli ha restituito centralità in Medio Oriente.
  2. Riaffermazione del primato in Medio Oriente: nonostante l’autosufficienza energetica degli Stati Uniti, Trump ha riaffermato la grandezza americana nella regione. L’attacco ai siti nucleari iraniani (21 giugno) è stato un’umiliazione per la dittatura clericale e i suoi alleati (Cina e Russia, la cui passività è stata notata), cancellando l’effetto della ritirata di Biden dall’Afghanistan. Trump ha sostituito le “guerre arabe interminabili” con blitz mirati per ribadire i rapporti di forza. L’intesa con l’Arabia Saudita, spingendo al ribasso il prezzo del greggio, ha anche l’effetto di indebolire la Russia.
  3. Politica egemonica nell’emisfero occidentale: nonostante si fosse parlato di una “Dottrina Monroe,” si osserva un’evoluzione: il Canada è in fase di riconciliazione, la Groenlandia ha spinto la Danimarca a investire nella sua difesa, e Panama sembra aver allontanato il controllo cinese su snodi nevralgici del Canale.
  4. NATO e alleati europei: la posizione anti-europea e anti-NATO di Trump è considerata obsoleta da quando ha ottenuto il suo obiettivo: l’impegno degli alleati ad investire nella difesa fino al 5% del PIL, risultato sfuggito a generazioni di presidenti americani.
  5. Russia e Cina (Realpolitik): l’attrazione verso gli autocrati Putin e Xi Jinping ha subito dei rovesciamenti. Trump ha riconosciuto il “fiasco” del summit in Alaska con Putin e le forniture di armi all’Ucraina non sono cessate. L’approccio è ora improntato alla Realpolitik: l’aggressione russa è vista come una minaccia alla sicurezza europea, non americana (un concetto attribuito anche a Obama e Biden), con l’onere degli aiuti militari che grava soprattutto sul contribuente europeo.
  6. Scontro Economico con la Cina: le manovre con Xi Jinping (superdazi, embargo terre rare) sono in gran parte tattiche. Le due superpotenze si studiano per infliggersi danni reciproci. Xi Jinping scommette sulla bassa tolleranza delle democrazie per i disagi economici (inflazione), ma la Cina è economicamente più vulnerabile a causa del suo modello di sviluppo trainato dalle esportazioni.

Conclusione: l’ultima Dottrina Trump viene definita come “opportunismo realista”: cogliere le opportunità, misurare realisticamente le gerarchie e i rapporti di forza, per ricostruire il primato americano dove possibile. Questo crea una “instabilità creativa” (come le start-up della Silicon Valley) ed è basato sull’idea che gli avversari, come avrebbe detto Mao Zedong, siano “tigri di carta.”

15 ottobre 2025