Federico Fubini sul Corriere della Sera pubblica un articolo in cui analizza l’esistenza di un profondo malessere sociale in Italia, suggerendo che l’inattesa intensità delle proteste recenti (come quelle su Gaza) sia in realtà un sintomo di una crisi economica interna.
Il fulcro dell’analisi è il paradosso tra crescita economica e salari:
- Crescita eccezionale: dal 2020 (post-Covid), l’Italia è cresciuta del 16,6%, superando nettamente la media dell’area euro (12,3%).
- Salari in crollo: nonostante questa crescita, il potere d’acquisto reale dei salari italiani ha subito un calo quasi da record a livello internazionale. L’Italia è il Paese dell’area euro che ha perso più valore reale delle buste paga, scese del 5,8% dalla fine del 2021 alla primavera di quest’anno, con un impatto ancora più grave sulle retribuzioni più basse a causa dell’inflazione alimentare.
L’autore si chiede “dove siano andati i soldi di quella crescita in più”, concludendo che c’è stata una profonda redistribuzione del valore generato dal lavoro verso altre direzioni, non finendo nelle tasche dei 16,5 milioni di dipendenti.
L’analisi dei bilanci d’impresa, anche citando dati Mediobanca, individua i principali beneficiari di questa redistribuzione:
- Le grandi banche quotate: hanno raggiunto una redditività netta del 36%, circa dieci volte superiore a quella del settore manifatturiero.
- Le società a controllo pubblico: il loro margine operativo è quasi raddoppiato (dal 4,5% al 9,5%), pur avendo registrato una perdita salariale reale per i loro dipendenti di quasi il 9% dal 2021.
L’articolo conclude che, per un buon numero di grandi imprese, la generazione di valore avrebbe consentito di redistribuire parte dei profitti per proteggere il potere d’acquisto dei lavoratori senza compromettere la remunerazione degli azionisti. L’Italia sta quindi diventando un Paese più diseguale, a causa anche della capacità delle grandi società (pubbliche e private) di limitare la concorrenza. La soluzione, secondo l’autore, non sta nel sovvertire il capitalismo, ma nel farlo funzionare in modo “più aperto”.
11 ottobre 2025





