Massimo Gramellini, sulle pagine del Corriere della Sera, pubblica un articolo in cui critica la giurista Francesca Albanese e il suo modo di esprimersi e di porsi nel dibattito pubblico.
I punti principali dell’articolo sono
- Esclusione di Liliana Segre: Gramellini critica l’affermazione di Albanese secondo cui la senatrice Liliana Segre non sarebbe autorizzata a intervenire sulla questione di Gaza. Albanese ha giustificato questa esclusione con un paragone controverso: una persona sopravvissuta a una malattia (come il tumore) non è qualificata per fare una diagnosi, che spetta all’oncologo.
- L’analogia della “Marchesa del Grillo”: l’autore ironizza su questa logica, definendola la mentalità della “marchesa del Grillo” (che si ritiene superiore), secondo cui solo gli esperti accreditati (es. psicologi o criminologi) sarebbero autorizzati a parlare di certi temi (come i femminicidi), escludendo le vittime sopravvissute, considerate troppo coinvolte emotivamente per essere credibili.
- Accusa di elitismo: Gramellini evidenzia il presunto atteggiamento elitario di Albanese, che si è detta disposta a parlare di genocidio solo con “accademici sionisti”, escludendo Segre, giornalisti, politici e cittadini in genere, che ha liquidato come “analfabeti funzionali”.
- Riflessione sulla democrazia: L’autore conclude criticando l’idea di democrazia che traspare dalle parole di Albanese, contrapponendola al concetto tradizionale di democrazia che consiste nel parlare e soprattutto nell’ascoltare tutti, anziché nel pretendere di avere sempre ragione, come dimostrato dall’episodio in cui la giurista ha abbandonato di scatto uno studio televisivo. 7 ottobre 2025





