L’ambasciatore Stefano Stefanini pubblica su La Stampa un articolo in cui analizza la dichiarazione dell’ambasciatore russo in Francia, Alexey Meshkov, secondo cui abbattere un aereo è un atto di guerra, e il contesto delle recenti tensioni tra Russia e NATO.
Punti chiave della sintesi:
- Provocazione diplomatica: l’ambasciatore Meshkov ha evitato di spiegare perché aerei militari russi (come i Mig) si trovino nei cieli stranieri (spazio aereo NATO), implicando che il sorvolo sia un “diritto sovrano” della Russia. Secondo l’autore, il primo atto di guerra è il sorvolo, l’abbattimento è la risposta legittima.
- Azione su istruzioni: i sorvoli russi su Paesi come Estonia o Romania non sono considerati errori, ma azioni deliberate eseguite su ordini. Allo stesso modo, la dichiarazione di Meshkov non è casuale, ma una mossa calcolata a Mosca per testare i rapporti con l’Alleanza Atlantica.
- Il messaggio di Mosca e il test NATO: la mossa è interpretata come parte di una “dialettica verbale” e uno “stress test” per la NATO, volto a tenere alta la tensione con l’Europa e a mettere alla prova la coesione e la capacità di reazione degli Stati Uniti, in particolare dopo gli episodi di sorvoli russi e la comparsa di droni sugli aeroporti scandinavi.
- Ambiguità statunitense: mentre le capitali europee e la NATO ribadiscono il principio universalmente accettato di legittima difesa (cioè il diritto di abbattere i caccia ostili), la reazione dell’ex Presidente Donald Trump, che inizialmente sostiene il diritto di abbattimento ma poi aggiunge “dipende dalle circostanze”, crea sconcerto tra i governi europei e apre una “feritoia” nella strategia di difesa della NATO.
- Precedenti ignorati: Meshkov ha omesso di menzionare il volo civile MH-17 (abbattuto dai ribelli del Donbass con armi russe nel 2014) e non ha fatto riferimento a precedenti come l’abbattimento di un Sukhoi Su-24M russo da parte della Turchia nel 2015, episodio che Mosca incassò senza una reazione drammatica.
- Conclusione: il messaggio veicolato da Mosca tramite Parigi è considerato preoccupante. L’autore conclude che il tentativo di testare la solidarietà USA e il livello di tensione con l’Europa è un gioco pericoloso che rischia di sfociare in una vera escalation se dalle provocazioni verbali si passasse a nuove intrusioni aeree.





