Massimo Gramellini, nella sua rubrica quotidiana Il caffè sul Corriere dela Sera scrive parole di buon senso sul linguaggio d’odio utilizzato un po’ da tutti i protagonisti della vita politica nostrana. Lo scontro politico sono percepiti in modo distorto dai leader attuali.
Gramellini parte dalla recente accusa della Premier Giorgia Meloni ai suoi avversari di incitare all’odio contro di lei, rilevando come lei veda il flusso d’odio scorrere solo dalla Sinistra alla Destra. Allo stesso modo, però, la leader del PD Elly Schlein è convinta dell’esatto contrario: che l’odio sia un fenomeno che scorre esclusivamente dalla Destra alla Sinistra.
L’autore evidenzia che questa percezione è comune a tutti i partecipanti al dibattito politico, dove domina il derby del “Noi contro Loro”: “Noi” siamo le vittime e i buoni, mentre “Loro” sono il male assoluto, senza distinzioni di sorta.
Gramellini traccia un parallelo storico con il passato, ricordando come persino le minacce verbali esplicite (come quella di Togliatti a De Gasperi prima del ’48) venissero riconosciute come iperboli e linguaggio figurato.
Il punto cruciale dell’analisi è la scomparsa dell’intermediazione. In passato, i filtri come le interviste con i giornalisti o il dialogo con le parti sociali fungevano da “creme protettive”. Oggi, invece, la politica si svolge interamente sui social network, “a pelle nuda”. Ogni frase è presa alla lettera, e non è più vista come una “pallina” da rimandare all’avversario in un gioco dialettico.
Nella dimensione social, le parole diventano “colpi sparati contro un muro” che tornano indietro inesorabilmente. È per questo, conclude Gramellini, che oggi le parole fanno più male.
26 settembre 2025





