Così il martirio di un paladino del free speech diventa il pretesto per rendere lo speech ancor meno free nel Paese con la Costituzione più avanzata sulla libertà di parola, garantita dal I emendamento.
Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano, nel suo editoriale, analizza la crescente intolleranza verso la libertà di espressione, prendendo spunto dalla morte di Charlie Kirk. Dice: ”La morte di Charlie Kirk avrebbe potuto non essere inutile. Invece lo sarà, perché i trumpiani usano il lutto per scatenare la caccia alle streghe contro chiunque manifesti idee altrettanto estreme, ma opposte”.
- Libertà di parola come “fatica”: L’autore sottolinea che la libertà di parola, garantita dal Primo Emendamento della Costituzione americana e dall’articolo 21 della Costituzione italiana, non si limita al diritto di esprimere le proprie idee, ma impone anche il dovere di tollerare quelle altrui, anche se ritenute “aberranti o strampalate”.
- Intolleranza nelle università italiane: Travaglio critica due episodi avvenuti nelle università italiane:Un professore israeliano è stato allontanato dal Politecnico di Torino e il suo corso sospeso dopo aver risposto a una contestazione con una frase a favore dell’esercito israeliano. L’autore si chiede chi decida cosa sia “accettabile” e ritiene la sospensione un attacco alla libertà di insegnamento.
- Un altro professore, a Pisa, è stato aggredito da studenti dopo aver criticato la decisione dell’ateneo di sospendere la collaborazione scientifica con università israeliane.
- L’ipocrisia dei “free speech warriors”: L’autore denuncia l’ipocrisia di coloro che difendono la libertà di parola per gli intellettuali pro-Israele, ma che in passato hanno invocato la cacciata di presunti “putiniani” da università, teatri e TV. Conclusione: La libertà di espressione o vale per tutti, o si rischia di tornare a una situazione di controllo e censura simile a quella del passato. 19 settembre 2025





