Leonardo Bison e Lorenzo Vendemiale pubblicano su Il Fatto Quotidiano un articolo in cui analizzano la controversa figura del nuovo commissario per gli stadi, una carica che, sebbene istituita per legge, non è stata ancora assegnata.
Scrivono Bison e Vendemiale: ”Una figura mitologica aleggia sul mondo del calcio e della politica: è il nuovo commissario per gli stadi. Può fare tutto: progetti approvati in soli 30 giorni, pareri ambientali e urbanistici ignorati, ordinanze che hanno valore di legge. Un dio della burocrazia. Ma pure un fantasma: tutti ne parlano senza averlo mai visto, formalmente esiste da oltre un mese ma nessuno sa chi sia. A Milano si discute della vendita di San Siro, nella Capitale avanza la Roma a Pietralata e c’è sempre il piano di Lotito sul Flaminio”.
Poteri e finalità del Commissario
La norma, inserita nel decreto Sport e approvata ad agosto, definisce gli stadi di calcio come “infrastrutture di interesse strategico nazionale”, equiparandoli a grandi progetti industriali. Questa classificazione conferisce al commissario poteri eccezionali, che gli permettono di:
- Aggirare le leggi: può procedere alla realizzazione degli stadi in deroga a quasi tutte le normative, incluse quelle urbanistiche e ambientali. Gli unici limiti sono il codice penale e le norme antimafia.
- Ignorare i pareri: Il parere della conferenza dei servizi, che ora deve essere emesso in soli 30 giorni (contro i 45 precedenti), non è vincolante. Il commissario può ignorarlo e procedere con un’ordinanza che ha valore di legge.
- Semplificare la burocrazia: Si applica il principio del silenzio-assenso.
Questi poteri, già utilizzati per progetti come la costruzione di un impianto di chip a Novara o di una fabbrica farmaceutica ad Anagni, vengono ora estesi agli stadi, anche a quelli comunali. Ciò solleva preoccupazioni riguardo il rischio di creare un “tappeto rosso” per imprenditori e speculatori, con meno controlli e tutele.
La non-nomina del Commissario
A due mesi dall’approvazione della legge, il nome del commissario non è ancora stato annunciato. L’articolo indica che il ministro dello Sport, Andrea Abodi, sta incontrando difficoltà nella scelta. Le ragioni sembrano essere diverse:
- Stallo politico: Si parla di una mancanza di accordo all’interno del partito di maggioranza, Fratelli d’Italia, riguardo al nome da scegliere.
- Scarsa attrattività: Nonostante uno stipendio di 132 mila euro lordi all’anno, la carica è vista come una grande responsabilità, potenzialmente difficile da gestire.
- Ipotesi tramontate: L’ex sindaco di Verona, Federico Sboarina, era stato indicato come possibile candidato, ma l’ipotesi sembra essere scartata.
Rischi e Scadenze
La mancanza di una nomina sta creando un paradosso: la figura, creata per accelerare la realizzazione dei progetti in vista degli Europei 2032, rischia di non avere il tempo materiale per svolgere il suo compito. L’Italia deve infatti comunicare alla UEFA entro ottobre 2026 i cinque stadi che ospiteranno il torneo, e i progetti devono essere già approvati, finanziati e cantierabili.
La situazione è descritta come grottesca e ironica, data l’enormità dei poteri che il commissario avrebbe. L’articolo sottolinea come il ritardo nella sua nomina stia diventando un problema serio, specialmente in un momento in cui numerosi progetti di nuovi stadi sono in discussione in tutto il Paese.
14 settembre 2025





