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Blocchiamo tutto!

Massimo Gramellini nella sua quotidiana rubrica Il caffè sul Corriere della Sera affronta il fenomeno delle proteste e dei blocchi che stanno diventando una consuetudine in Europa, in particolare in Francia. L’autore interpreta questo grido di protesta non come un desiderio di meno politica, ma come un’espressione di profondo dolore e frustrazione da parte di una generazione più giovane e istruita, che si sente abbandonata da un sistema che non riesce più a garantire il benessere sociale.

Le radici della protesta

Gramellini sottolinea che l’atto di “bloccare tutto” (strade, ferrovie, scuole) è un modo per esprimere un forte dissenso contro le élite al potere, percepite come distanti e fredde. Questo fenomeno è alimentato dal web e si distingue dalle proteste dei “gilet gialli” per la sua natura più radicale e meno organizzata. L’autore sostiene che il vero problema è la mancanza di risposte concrete da parte della politica, che non riesce a gestire fenomeni complessi come la finanza, l’immigrazione, la transizione ecologica e l’intelligenza artificiale.

La richiesta di una politica più forte

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, chi protesta non vuole meno democrazia, ma una politica più forte e incisiva, capace di governare e non di subire i cambiamenti. Gramellini evidenzia che le novità sono accettate solo se graduali; se arrivano in modo brusco, vengono percepite come una minaccia e portano a una reazione di rigetto totale.


I beneficiari del malcontento

L’autore conclude che questo clima di malcontento non avvantaggia i veri riformisti, ma piuttosto i “tribuni spregiudicati” come Jean-Luc Mélenchon. Questi leader, secondo Gramellini, non mirano ad aiutare la gente comune, ma a sfruttare la loro rabbia per rovesciare le élite e prendere il loro posto, alimentando un ciclo di instabilità politica.

11 settembre 2025