Andrea Graziosi, su Il Foglio, scrive un articolo interessante e riflette sulla crisi dell’Occidente tradizionale, inteso come un’entità storica forte e stabile, prevalentemente bianca e atlantica.
Ecco una sintesi dei punti principali dell’articolo:
Crisi e declino: L’autore sostiene che l’Occidente sta vivendo una crisi terminale. I segnali di questo declino sono stati evidenti sin dalla fine della presidenza di Bush Jr., accentuati dalla crisi finanziaria del 2008 e dalle difficoltà dell’Unione Europea. A ciò si aggiunge l’ascesa di nuove potenze globali come Cina e India. L’autore sottolinea che l’illusione di stabilità dell’Occidente dopo la Guerra Fredda ha impedito a molti di riconoscere questi segnali.
L’Occidente come concetto storico: Graziosi definisce l’Occidente non come un’entità fissa, ma come un concetto intellettuale e storicamente mobile. Le sue varie incarnazioni, pur con i loro difetti e ipocrisie, hanno sempre avuto come valori centrali la libertà e la dignità umana.
Trasformazione post-1945: Il nuovo Occidente nato dopo il 1945 era un “impero” informale e liberale guidato dagli Stati Uniti, che all’epoca erano ancora “un’Europa fuori d’Europa” grazie all’immigrazione e all’integrazione di diverse etnie europee. Questo periodo di splendore è durato circa trent’anni, ma il declino è iniziato con la divergenza tra Stati Uniti ed Europa, in parte causata dai cambiamenti demografici e dall’immigrazione.
Cambiamento demografico: Gli Stati Uniti hanno vissuto un’ondata migratoria che ha radicalmente modificato la composizione etnica e culturale del paese, allontanandolo dalle sue radici prettamente europee. Anche l’Europa ha visto un cambiamento demografico significativo a causa dell’immigrazione e del calo delle nascite. Questi fattori hanno contribuito al declino di entrambe le entità.
Stagnazione europea: L’articolo evidenzia che, mentre il declino statunitense è “solo” relativo (l’economia e la tecnologia continuano a crescere), quello dell’Europa è una vera e propria stagnazione, che in alcuni settori si è trasformata in marginalità. La decolonizzazione ha ridotto l’influenza del continente, e l’allargamento dell’Unione Europea non è stato accompagnato da un’adeguata riforma dei meccanismi decisionali, rendendola meno efficace.
Un nuovo Occidente globale: L’autore conclude che è necessario un “nuovo Occidente”, che non può più essere solo bianco e atlantico, ma deve essere globale e fondato su valori comuni come la libertà e la dignità umana. Questo nuovo Occidente dovrebbe includere paesi come Canada, Australia, Giappone, Corea del Sud, e aprirsi a nazioni emergenti come l’India e, si spera, anche l’Africa.
Necessità di azione: Per sopravvivere, l’Europa deve diventare uno dei poli principali di questo nuovo Occidente, sviluppando una propria capacità strategica, anche militare. Le organizzazioni future, a partire da quella militare, dovranno basarsi su valori condivisi, superando i fallimenti di ONU e in parte dell’UE. L’autore sottolinea che, nonostante le sfide, è ancora possibile costruire un futuro se si agisce con coraggio e lungimiranza.
8 settembre 2025





