L’ambasciatore Stefano Stefanini pubblica su La Stampa un articolo intitolato “Ma il vero enigma resta la Casa Bianca” e analizza le conseguenze di un incontro tra sette leader europei e Volodymyr Zelensky con Donald Trump a Washington.
Missione compiuta? Pubblicamente se ne sono rallegrati; privatamente se lo domandano, i sette leader europei recatisi precipitosamente a Washington per rincuorare Volodymyr Zelensky ed ammansire Donald Trump. Operazioni entrambe riuscite, ma quanto fidarsi del Presidente americano? Interrogativo che non sono i soli a porsi.
Trump ha accentrato a dismisura gli affari internazionali sulla sua persona, e ai suoi interessi.
Ecco una sintesi dei punti chiave:
- L’incertezza su Trump: Nonostante l’incontro sia stato percepito come un successo pubblico, i leader europei rimangono incerti sulle reali intenzioni di Trump. La sua politica estera è definita dall’imprevedibilità e dalla sua personale leadership, piuttosto che da quella americana tradizionale.
- L’accoglienza alla Casa Bianca: I leader europei hanno lusingato Trump e in cambio hanno trovato un’accoglienza cordiale. Contrariamente alle aspettative, Trump non ha fatto pressioni per accettare il piano di pace russo, sebbene avesse precedentemente sostenuto un approccio simile. Ha invece suggerito una “protezione” per l’Ucraina.
- Svolta parziale ma significativa: La posizione di Trump ha subito una parziale correzione di rotta rispetto al precedente vertice in Alaska. Ciò ha rassicurato gli europei e Zelensky, anche se rimane il dubbio su cosa farà in futuro, in particolare riguardo a Putin e allo “scambio di territori”.
- La fase di “guerra e pace”: Il conflitto è entrato in una nuova fase, dove si cerca di negoziare la pace mentre la guerra continua. L’articolo identifica quattro poli centrali: Putin, Zelensky, Trump e l’Europa. L’Europa ha assunto un ruolo cruciale nel sostenere l’Ucraina militarmente, superando l’assistenza americana.
- L’enigma di Trump: L’articolo conclude che il vero enigma della situazione rimane Donald Trump. Non è importante ciò che pensa, poiché lo contraddice liberamente, ma ciò che farà. La sua motivazione sembra essere quella di porre fine alla guerra per garantirsi il Premio Nobel per la Pace. Per ottenerlo, dovrà fare pressione su Putin e non solo su Zelensky. 20 agosto 2025





