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Esteri

L’America fa leva sul petrolio per ammorbidire lo zar

In un articolo pubblicato sul quotidiano la Repubblica, Filippo Santelli analizza la nuova strategia degli Stati Uniti, guidati da Donald Trump, per fare pressione sulla Russia usando il petrolio come leva economica.

La strategia di Trump

Sfruttando il basso prezzo del petrolio, che oscilla tra i 60 e i 65 dollari al barile, l’amministrazione Trump sta cercando di colpire il principale flusso di entrate di Mosca: le esportazioni di greggio. Il piano prevede di imporre “dazi secondari” sui Paesi che continuano ad acquistare petrolio russo. Il primo bersaglio è l’India, a cui verrebbe applicato un super dazio del 25% (portando il totale al 50%) se non smetterà di comprare greggio da Mosca. L’obiettivo è costringere la Russia a ridurre la produzione e a danneggiare ulteriormente la sua economia, già in difficoltà.

Le incognite e lo scetticismo

Nonostante le minacce, i mercati e gli osservatori rimangono scettici. L’articolo evidenzia tre ragioni principali:

  1. Aumento dei prezzi: L’attuazione di queste sanzioni potrebbe far risalire il prezzo del petrolio oltre gli 80 dollari al barile, riaccendendo l’inflazione negli Stati Uniti e creando problemi a livello politico per Trump.
  2. Reazione dell’India: Non è certo che il primo ministro indiano Modi ceda alle minacce, visto che gli acquisti di petrolio russo a sconto sono molto redditizi per l’India e considerati nell'”interesse nazionale”.
  3. Reazione di Putin: È imprevedibile come il presidente russo reagirebbe a un ulteriore deterioramento dell’economia, dato che potrebbe preferire tagliare altre spese piuttosto che quelle militari.

L’approccio europeo a confronto

L’articolo sottolinea che l’Europa sta seguendo una strategia diversa. L’UE ha abbassato il tetto al prezzo del petrolio russo da 60 a 47 dollari al barile e lo ha reso “mobile”, ma questa mossa rischia di essere inefficace senza l’adesione degli Stati Uniti, che finora hanno rifiutato di collaborare su questo fronte.

Il pezzo si conclude suggerendo che l’approccio bilaterale di Trump, slegato dalle collaborazioni multilaterali, potrebbe far apparire le sue minacce come un bluff sia ai mercati che a Putin stesso.

11 agosto 2025