Paolo Rumiz: “Separarci dagli Usa è un trauma utile. Guardiamo a Oriente”“Se così si spezza un legame antico”
Nell’articolo pubblicato su La Stampa, Simonetta Scandivasci intervista il giornalista e scrittore Paolo Rumiz sull’evoluzione del rapporto tra l’Europa e gli Stati Uniti. Rumiz sostiene che l’instabilità politica generata da un’eventuale seconda presidenza di Donald Trump potrebbe rappresentare un “trauma utile” per l’Europa, costringendola a emanciparsi e a sviluppare una propria identità politica adulta.
L’Europa e il distacco dagli Stati Uniti
Secondo Rumiz, la dipendenza storica dell’Europa dagli Stati Uniti ha creato una sorta di “infanzia assistita”. Il distacco dall’America, che definisce un “nuovo pensiero manicheo” lontano dalla complessità mediterranea, è un’opportunità per riscoprire le radici culturali europee.
La riscoperta dell’Oriente e delle proprie radici
L’autore critica la visione dell’Occidente come contrapposto a un Oriente visto solo come un nemico. Sottolinea che l’Europa ha dimenticato le sue profonde radici orientali e mediterranee, ignorando che gran parte di Egitto, Libia e Turchia erano terre cristiane e che il Mediterraneo è stato un crogiolo di culture. Guardare a Oriente, per Rumiz, significa riconnettersi con una parte essenziale della propria storia e identità.
L’identità come scelta e complessità
Rumiz descrive l’identità non come un concetto legato al sangue, ma come un atto di adozione e costruzione personale. Sottolinea l’importanza di una “comunione tra diversi” che, pur tra polemiche interne, si consolida quando ci si allontana dalla “madre comune”, l’Europa. L’autore auspica una politica che, anziché puntare sulla razionalità astratta, ritrovi la passione, l’emozionalità e la capacità di affrontare la complessità, come dimostra la questione di Gaza, dove si scontrano due popoli semiti.
Critica alla politica e al mondo culturale
Rumiz esprime preoccupazione per il vuoto emozionale della politica attuale, che contrappone alla schiettezza di Trump. Auspica che i politici europei dimostrino più passione per il continente. Lancia una critica anche al mondo editoriale, reo di inseguire solo autori “che funzionino” commercialmente, anziché coltivare pensatori capaci di costruire un pensiero nel tempo. La sua riflessione si conclude con un appello al “politeismo” e alla valorizzazione della diversità come risorsa fondamentale.
10 agosto 2025





