Queste pagine, queste carte sono certamente il manifesto dell’interventismo della nostra magistratura. Le confessioni pericolose. Il direttore de Il Foglio, Claudio Cerasa, nell’articolo intitolato “Fine degli atti politici. Le carte su Nordio, Piantedosi e Mantovano sono il manifesto dell’interventismo della magistratura. Confessioni pericolose” sostiene che il Tribunale dei ministri rivendica per sé un potere discrezionale che mina il principio della separazione dei poteri.
L’autore analizza un passaggio delle carte relative alle indagini sui ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, e sul sottosegretario Alfredo Mantovano, in cui i giudici prima riconoscono che “il giudice non può essere chiamato a fare politica”, ma subito dopo affermano che “l’attività giudiziaria prevale su quella politica” quando un’azione politica produce “effetti contrari al diritto penale”.
Secondo Cerasa, i giudici, in questo modo, si arrogano il diritto di decidere in modo autonomo cosa sia un atto politico e cosa no, rivendicando un “diritto a sindacare in modo discrezionale gli atti politici della politica”. Il caso di Almasri viene citato come un esempio concreto di questa tendenza, dove la magistratura interviene in questioni di sicurezza nazionale e immigrazione, che dovrebbero essere di competenza politica. L’articolo conclude definendo le carte del Tribunale dei ministri come un “manifesto” dell’interventismo giudiziario e avvertendo che i veri “pieni poteri” da temere non sono quelli della politica, ma quelli della magistratura.
Si deve mettere in luce un aspetto cruciale del rapporto tra potere legislativo e giudiziario, che va oltre la semplice difesa della politica. Il punto che si può sollevare riguarda la qualità della produzione legislativa e il ruolo di controllo che la magistratura, e in particolare la Corte Costituzionale e la Corte di Cassazione, esercitano su di essa.
Ruolo dei giudici e qualità delle leggi
I giudici, nel loro lavoro quotidiano, applicano le leggi scritte dal Parlamento. Se una legge è poco chiara, contraddittoria o scritta in modo frettoloso, può generare incertezze e ricorsi. In questo scenario, il ruolo di garanzia della magistratura diventa fondamentale per assicurare che i diritti dei cittadini vengano tutelati e che le norme vengano applicate in modo uniforme.
Corte Costituzionale: La Corte Costituzionale ha il compito di verificare che le leggi siano conformi alla Costituzione. Se un giudice, durante un processo, ritiene che una norma violi la Costituzione, può sollevare una “questione di legittimità costituzionale”. Se la Corte accoglie il ricorso, la legge viene dichiarata incostituzionale e non può più essere applicata. Questo meccanismo rappresenta il principale baluardo contro gli eccessi del potere legislativo.
Corte di Cassazione: La Corte di Cassazione, invece, assicura l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge da parte dei giudici di merito. Non “cassa” le leggi in senso costituzionale, ma può annullare sentenze che hanno applicato male una legge o che non hanno tenuto conto di un consolidato orientamento giurisprudenziale, influenzando così l’applicazione pratica delle norme.
7 agosto 2025
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