L’articolo di Ernesto Galli Della Loggia sul “Corriere della Sera” critica aspramente il sistema elettorale italiano e la nuova legge elettorale in fase di preparazione, sostenendo che esse perpetuano un meccanismo che svuota la rappresentanza democratica.
Il potere dei vertici di partito
Il cuore del problema, secondo l’autore, risiede nel fatto che gli attuali sistemi elettorali, inclusa la nuova proposta, lasciano ai vertici dei partiti il pieno controllo sulla selezione e sull’ordine dei candidati. Sia nei collegi uninominali che nelle liste proporzionali, sono i leader a decidere chi sarà eletto, di fatto escludendo i cittadini dalla scelta dei propri rappresentanti. Questa logica, definita “la regola prima dei partiti italiani”, non è nuova ma si è aggravata rispetto alla Prima Repubblica, quando i partiti avevano una presenza territoriale e una base che, seppur in parte, condizionava le scelte centrali. Oggi, con la quasi totale scomparsa dei partiti come organizzazioni radicate, la decisione è unicamente nelle mani dei capi, spesso ridotti a “cricche oligarchiche” o “capataz”.
Le conseguenze di un meccanismo distorto
Galli Della Loggia argomenta che questa manipolazione del meccanismo della rappresentanza ne vanifica il senso profondo. Un elettore che non conosce il candidato e non lo sceglie direttamente non può sentirsi “rappresentato”, e il parlamentare eletto in questo modo diventa un “rappresentante del nulla”, mero esecutore degli ordini di partito. Questo sistema non solo premia i fedelissimi e minaccia gli avversari interni, ma costituisce un vero e proprio tradimento della democrazia parlamentare, portando a due conseguenze disastrose:
Un Parlamento di ubbidienti: i rappresentanti si trasformano in meri portavoce delle segreterie di partito, privando la vita parlamentare e pubblica di libertà di pensiero, approfondimenti personali e proposte originali. La politica diventa una routine scontata e ripetitiva.
Qualità mediocre della classe politica: questo meccanismo seleziona una classe politica e di governo di qualità sempre peggiore, composta da figure che l’autore paragona a “ventriloqui a comando” e ministri incerti, subalterni e spesso interessati solo ai propri tornaconti.
Una possibile via d’uscita
L’articolo si conclude con un appello a un cambiamento radicale. Galli Della Loggia auspica che Giorgia Meloni, prendendo esempio da figure come Sergio Mattarella (che nel 1993 propose una riforma elettorale), decida di intraprendere una strada diversa, introducendo un collegio uninominale maggioritario a turno unico che permetta ai cittadini di scegliere direttamente i propri rappresentanti. L’autore si dice convinto che il Paese premierebbe una tale dimostrazione di audacia politica e volontà di rinnovamento.
31 luglio 2025





