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Sedicenti liberali!

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L’articolo di Carlo Bonini, pubblicato su la Repubblica, critica aspramente la proposta di riforma della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri in Italia.

Bonini sostiene che questa riforma, presentata come tale, sia in realtà una vendetta politica contro la magistratura, dettata da un’agenda autoritaria che mira a ridefinire l’equilibrio e l’indipendenza dei poteri dello Stato. Sebbene la riforma rispetti formalmente la Costituzione, ne svuota i principi fondamentali di indipendenza.

L’autore evidenzia come la riforma Cartabia già limiti il passaggio di un magistrato tra le funzioni giudicanti e requirenti a una sola volta nei primi nove anni di carriera. Pertanto, la nuova proposta, che separa non solo le carriere ma anche gli organi di autogoverno e il potere disciplinare (assegnato a un’Alta Corte con membri estratti a sorte), è vista come un’eccessiva e dannosa modifica.

Bonini critica la retorica “liberale” che accompagna la discussione in Senato, affermando che la riforma ridurrebbe il pubblico ministero a un “avvocato della polizia”, influenzato dalle priorità di questure e caserme. Questo riporterebbe indietro il Paese a un’epoca in cui la magistratura inquirente era “implacabile con i deboli e felpata con i forti”, compromettendo l’indipendenza del PM, che era stata una conquista cruciale della riforma del processo penale da inquisitorio ad accusatorio.

L’articolo conclude che la riforma crea un “pubblico ministero Frankenstein” ambiguo, che dovrebbe essere “parte” ma anche mantenere l’obbligo di accertare la verità e cercare elementi a discolpa dell’indagato, un dovere difficile da conciliare con la divisione. Bonini avverte che la posta in gioco in questa riforma non è solo la retorica che la circonda, ma una parte significativa delle libertà individuali e degli strumenti a garanzia del principio di uguaglianza di fronte alla legge.

23 luglio 2025