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Allarme sulla libertà di stampa in Italia: “TeleMeloni” e il modello ungherese

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Un rapporto di Reporter senza frontiere (RSF), intitolato “Pressioni sui media pubblici: un test decisivo per le democrazie europee”, denuncia un preoccupante deterioramento della libertà di stampa in Italia, focalizzandosi in particolare sulla Rai. Il documento, pubblicato a pochi giorni dall’entrata in vigore di un nuovo regolamento europeo sulla libertà dei media, sostiene che, sebbene tutti i governi italiani abbiano cercato di influenzare il servizio pubblico, l’attuale governo di Giorgia Meloni è il più “aggressivo” finora.

Pressioni e autocensura alla Rai

Secondo RSF, la minaccia all’indipendenza della Rai non deriva da riforme dirette, ma dallo sfruttamento di scappatoie legislative e da nomine strategiche ai vertici dell’azienda. I giornalisti Rai hanno segnalato un notevole aumento delle pressioni da parte della dirigenza, che ha portato a una significativa autocensura e alla cancellazione di voci critiche. Esempi citati includono la sospensione della giornalista Serena Bortone per il “caso Scurati” e la convocazione di Sigfrido Ranucci di Report alla Commissione parlamentare di vigilanza della Rai.

Il rapporto evidenzia come queste dinamiche stiano trasformando la Rai da un media autorevole a un “megafono del governo”. Un giornalista Rai anonimo ha testimoniato di come gli ospiti vicini al governo vengano “protetti” da domande scomode. Daniele Macheda, segretario Usigrai, ha confermato che lo sciopero dei giornalisti di un anno fa denunciava proprio il controllo politico asfissiante sulla Rai, dovuto a una legge del 2015 che permette alla maggioranza di fatto di impadronirsi del servizio pubblico, causando problemi di autocensura.

Il modello ungherese e la crisi dei media europei

RSF esprime preoccupazione non solo per la gestione italiana dell’informazione pubblica, che sta diventando sempre più simile a quella dell’Ungheria di Orbán, ma anche per lo stato generale dei media pubblici in Europa, che stanno affrontando crisi su più fronti: economici, tecnologici e politici. Thibaut Bruttin, direttore di RSF, invita l’Europa a non tirarsi indietro e a creare “i media pubblici di domani”.

22 luglio 2025