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Esteri

Striscia di Gaza, il diario di una madre

Articolo realizzato con Ai

L’articolo “Diario di una madre”, pubblicato su La Stampa, è una toccante testimonianza della vita quotidiana di una donna di 33 anni e dei suoi due figli, Salahuddin (10 anni) e Nay (7 anni), sfollati da Gaza Nord e rifugiati nel campo di Nuseirat, nella Striscia di Gaza. La narrazione è un crudo resoconto delle difficoltà, delle privazioni e del terrore che affrontano ogni giorno, ma anche della forza inarrestabile dell’amore materno.

Una quotidianità stravolta dalla guerra

La madre descrive una vita completamente sconvolta dalla guerra iniziata il 7 ottobre 2023. Gli spostamenti forzati sono diventati la norma, e ogni routine è scomparsa. Le mattine, un tempo dedicate alla scuola e a colazioni serene, sono ora scandite da lunghe code per lavarsi e procurarsi acqua potabile. Anche alimenti basici come latte e pane sono diventati un lusso. L’autrice racconta di come i suoi figli abbiano portato a casa faticosamente delle lattine di fagioli e di come anche lo zucchero sia ormai un “tesoro raro”.

La speranza della scuola e la dura realtà

Un episodio significativo riguarda la vaccinazione di Nay, che la bambina associa alla possibilità di iniziare finalmente la scuola elementare. La madre, con il cuore stretto, non riesce a dirle che l’anno scolastico non è mai iniziato e che decine di migliaia di bambini a Gaza hanno perso due anni interi di istruzione. Il tragitto di un chilometro e mezzo a piedi sotto il sole cocente per raggiungere l’ambulatorio dell’UNRWA, senza mezzi di trasporto disponibili a causa della mancanza di carburante, evidenzia ulteriormente le estreme difficoltà.

La ricerca disperata di cibo

Al ritorno dall’ambulatorio, la madre cerca disperatamente della farina al mercato. Le bancarelle sono vuote o i commercianti nascondono le scorte in attesa di prezzi più alti. Alla fine, riesce a trovare un pacco di farina scaduta, consapevole che potrebbe far star male i figli, ma senza alternative. La preparazione del pane con quella farina rancida e il pianto nascosto della madre, che si sente in colpa per non poter offrire di meglio, sottolineano la drammaticità della situazione. La mancanza di gas costringe a cucinare all’aperto con la legna, rendendo ogni pasto una “lotta”.

Il terrore del missile e l’amore che protegge

La narrazione raggiunge il culmine quando il figlio Salahuddin chiede un falafel per cena. La madre, esitante a causa di un recente bombardamento che ha ucciso due amici di Salah vicino a una bancarella di falafel, alla fine acconsente, non prima di averlo abbracciato e baciato, in una nuova e straziante abitudine di congedo. Pochi istanti dopo l’uscita di Salah, un boato assordante scuote l’abitazione: un missile drone ha colpito. La madre, sopraffatta dal terrore, corre fuori e trova il figlio illeso, ma profondamente traumatizzato. La scena successiva è di caos e morte per le strade, con corpi ovunque e feriti che attendono soccorsi che spesso non arrivano. La madre assiste alla sofferenza di una conoscente ferita e vede la disperazione intorno a sé.

Le parole di Salahuddin e la promessa di una madre

La notte, Salahuddin racconta alla madre il suo terrore, pensando di morire e di non essere trovato. Le sue parole commoventi – “Mamma, quando è successo non ho pensato a nessun altro. Ho pensato soltanto a te. Sono corso da te perché tu sei la mia sicurezza. Tu sei il posto dove mi sento protetto. Volevo soltanto te, mamma!” – rivelano il profondo legame e la fiducia che ripone in lei. La telefonata al padre, in cui Salah ripercorre il terrore dell’esplosione, mostra come anche gli adulti non riescano a trattenere le lacrime di fronte a tanta disperazione.

L’articolo si conclude con la riflessione della madre su cosa significhi vivere in guerra: non poter fare promesse ai propri figli, ma continuare a lottare ogni giorno per la loro sopravvivenza, a cercare cibo e acqua, e a raccontare storie per mantenere viva la loro infanzia. È un messaggio di speranza e resilienza, che afferma che l’amore di una madre è più forte di ogni guerra, anche in un mondo che sembra voler togliere ogni cosa. La sua testimonianza è un monito a ricordare che dietro ogni statistica ci sono nomi, famiglie e madri che credono che l’amore possa vincere sulla guerra.

20 luglio 2025