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L’articolo di Gianni Riotta su la Repubblica “Misteri e colpi di scena la saga del pedofilo ora è il thriller di Donald”, analizza la complessa e controversa vicenda di Jeffrey Epstein e le sue implicazioni politiche, in particolare per Donald Trump.
Riotta paragona la vicenda a un thriller complottista alla Oliver Stone, evidenziando come le accuse del Wall Street Journal su un presunto disegno di Trump regalato a Epstein per il suo 50° compleanno abbiano scatenato una faida interna al Partito Repubblicano. Trump nega di disegnare e chiede un risarcimento record, ma riaffiorano sue opere autografate.
La campagna elettorale del 2024 aveva promesso di rendere pubblici i dossier su Epstein, ma una volta alla Casa Bianca, l’amministrazione Trump ha cambiato rotta, con la ministra della Giustizia Pam Bondi che ha dichiarato “tutto ok, nulla da registrare”. Questo ha alimentato ulteriori teorie del complotto, con Tucker Carlson che suggerisce un coinvolgimento del Mossad e Steve Bannon che parla di un “Deep State” che terrebbe Trump all’oscuro.
L’articolo evidenzia la contraddizione tra le promesse pre-elettorali di Bondi, Patel e Bongino di svelare le verità su Epstein e la loro attuale posizione. Un sondaggio del New York Times mostra che solo il 3% degli americani crede alla versione ufficiale sulle carte di Epstein, unendo, a sorpresa, destra e sinistra nel desiderio di verità.
Riotta sottolinea anche i misteri irrisolti sulla morte di Epstein in carcere, in particolare i 2 minuti e 53 secondi mancanti dalle registrazioni delle telecamere di sorveglianza, che alimentano la convinzione di molti che non si sia trattato di suicidio.
Infine, l’articolo conclude che, nonostante le grandi questioni geopolitiche, la vicenda Epstein continua a essere un problema per Trump, che è determinato a chiuderla rapidamente, anche trascinando in tribunale il Wall Street Journal e Rupert Murdoch. La saga, che sembrava conclusa con la morte di Epstein, appare invece solo all’inizio.
20 luglio 2025





