Articolo realizzato con Ai
Il ricorso in Cassazione per il processo Open Arms. Leggere le norme con gli occhiali di parte alimenta lo scontro. L’articolo di Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera, intitolato “Giustizia e lottepolitiche”, analizza come ogni iniziativa giudiziaria con anche una minima risonanza politica generi immediatamente uno scontro. Il caso più recente è il ricorso in Cassazione della Procura di Palermo contro l’assoluzione di Matteo Salvini nel processo Open Arms.
I Pubblici Ministeri, pur avendo chiesto una condanna a sei anni, hanno scelto di rivolgersi direttamente alla Cassazione, saltando l’appello. Questa mossa è stata fatta con l’intenzione di porre una questione di puro diritto, chiedendo alla Corte Suprema come debbano essere interpretate le norme italiane e internazionali sui soccorsi in mare e la concessione dello sbarco in luogo sicuro. Questa via è stata considerata la più limpida e neutra per evitare di tornare sul merito della vicenda (sequestro di persona, trattenimento migranti, cambio di linea del governo Conte 1), già affrontato in primo grado. La scelta di ricorrere in Cassazione è stata motivata anche da una precedente ordinanza della stessa Corte (Sezioni unite civili) sul caso simile della nave Diciotti, che sembra in contrasto con la sentenza del processo Open Arms.
Nonostante le intenzioni tecniche e garantiste della Procura, è scoppiata ugualmente una bagarre politica. La prima reazione del Ministro della Giustizia è stata l’annuncio di una riforma che preveda il divieto di impugnazione delle sentenze di assoluzione, anche in Cassazione per questioni di legittimità. Questa proposta è una novità assoluta, considerando che la precedente “legge Pecorella” del 2006 (poi dichiarata incostituzionale) salvaguardava il ricorso alla Corte Suprema, garantito dall’articolo 111 della Costituzione sul giusto processo.
L’articolo sottolinea come il governo stia approvando a tappe forzate una riforma della magistratura (separazione delle carriere, due CSM separati, Alta Corte per i procedimenti disciplinari) basandosi sugli stessi principi costituzionali, sollevando interrogativi su come il Guardasigilli intenda superare il principio costituzionale del ricorso in Cassazione per le assoluzioni. L’autore evidenzia come il ricorso dei PM, pur essendo esclusivamente tecnico e basato su presunte “inosservanze o erronee applicazioni della legge penale”, sia stato etichettato ai più alti livelli governativi come uno “scandalo politico”.
Infine, l’articolo menziona anche la critica del Sostituto Procuratore Generale della Cassazione, Raffaele Piccirillo, ai suoi colleghi della Procura generale e della Corte d’appello di Roma sul “caso Almasri”, evidenziando ancora una volta come l’interpretazione delle norme, se letta con “gli occhiali della politica”, finisca sempre per alimentare polemiche politiche, al di là delle intenzioni più neutrali.
20 luglio 2025





