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L’articolo critica aspramente il Ministro della Giustizia Carlo Nordio per il suo atteggiamento “compiaciuto e rancoroso” nei confronti della magistratura italiana, accusandolo di voler minare l’indipendenza del sistema giudiziario.

Giannini sostiene che il governo Meloni sta attuando riforme della giustizia che compromettono le garanzie costituzionali, citando l’abolizione dell’abuso d’ufficio, la revisione del traffico di influenze, la stretta sulle intercettazioni e la separazione delle carriere tra giudici e PM.

Vengono evidenziati due episodi specifici: l’accusa di Nordio alla procura di Palermo per il ricorso contro l’assoluzione di Salvini nel processo Open Arms, e le sue affermazioni intimidatorie nei confronti di Raffaele Piccirillo, un magistrato di Cassazione che aveva criticato la condotta del ministro. L’autore definisce queste azioni come “doppia vendetta” e “macelleria repubblicana”.

L’articolo sottolinea che il ricorso della Procura è legittimo secondo le norme vigenti e critica l’ignoranza di Nordio riguardo ai fondamenti del diritto. L’invocazione di una perizia psichiatrica per un magistrato che esercita la libertà di pensiero viene considerata inaccettabile e un “brandire come una clava un provvedimento disciplinare”.

Infine, Giannini allarga la critica oltre la figura di Nordio, affermando che dietro di lui c’è l’idea “distorta e tendenzialmente illiberale della democrazia” di Giorgia Meloni, che non rispetta i limiti e gli organi di garanzia. L’articolo paragona questa ideologia a quella di Trump, vedendo un disegno di “snaturamento della civiltà occidentale” e un tentativo di disarmare la magistratura per sottometterla al controllo politico. L’autore conclude auspicando l’intervento del Quirinale, in particolare del Presidente Sergio Mattarella, per difendere i valori costituzionali.

19 luglio 2025