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L’editoriale di Siegmund Ginzberg su “Il Foglio”, intitolato “Lupo e agnelli”, analizza in modo critico e con un linguaggio fiabesco le politiche commerciali di Donald Trump, paragonandole alla celebre favola del lupo e dell’agnello di La Fontaine.
Siegmund Ginzberg apre l’editoriale ricordando la favola in cui il lupo, pur volendo divorare l’agnello, si sente in dovere di giustificare la sua azione con una serie di accuse pretestuose. La morale, come sottolinea La Fontaine, è chiara: “La ragione del più forte è sempre la migliore”. Non importano le argomentazioni o le giustificazioni legali; la prepotenza del più forte prevale sempre.
Trump come il lupo predatore
L’autore stabilisce un parallelo diretto tra il lupo della favola e Donald Trump. Trump, come il lupo, minaccia e poi finge di voler negoziare, usando argomentazioni che definiscono gli Stati Uniti “spennati per decenni” sul commercio. Le sue pretese, come i dazi al 30% imposti “a ciel sereno” all’Europa, sono arbitrarie e in continuo mutamento. La lettera indirizzata alla Presidente della Commissione Europea è un esempio lampante di questo approccio: un diktat imperiale dal tono brutale e unilaterale, che non offre contropartite all’Europa se non il “permesso” di partecipare all’economia statunitense. L’alternativa proposta è che le imprese europee producano direttamente sul suolo americano, in cambio di nulla.
Diktat o negoziato?
Il giornalista evidenzia come l’approccio di Trump non sia un invito al negoziato, ma un vero e proprio diktat, valido “erga omnes” per quasi tutti gli “alleati” degli Stati Uniti, dall’Europa al Giappone, alla Corea del Sud. L’unico paese che ha reagito “occhio per occhio”, la Cina, sembra al momento cavarsela meglio. Trump giustifica questi dazi non solo con ragioni economiche, ma anche con la sicurezza nazionale, arrivando a sostenere che il deficit commerciale sia una minaccia grave. Sembra quasi che chieda il “pizzo” ai paesi alleati, che dovrebbero pagare i dazi senza ritorsioni come modo per “condividere il fardello del sistema di sicurezza” fornito dagli USA.
Di fronte a queste minacce, la prima reazione dell’Europa è stata di sorpresa, seguita da una linea di “prudenza” e “negoziazione”. Tuttavia, Ginzberg si chiede su cosa si possa negoziare un diktat. La speranza diffusa è che Trump possa cambiare idea, dato il suo comportamento imprevedibile. Questa “prudenza” rischia però di essere interpretata come viltà.
L’autore conclude che, sebbene un’escalation possa nuocere a tutti, la passività potrebbe non essere la soluzione. Il commissario UE per il Commercio con l’estero, Maros Sefcovic, pur mettendo in guardia sugli effetti devastanti dei dazi, non ha ottenuto risultati concreti. La paura che il lupo possa indigestirsi, come accaduto negli anni ’30, è un avvertimento, ma Trump appare insensibile alla storia e più interessato a vantaggi immediati.
L’editoriale suggerisce che la speranza dell’Europa di un ripensamento di Trump è fragile, legata a eventi esterni come il possibile malcontento di Wall Street o l’aumento dell’inflazione negli USA, che potrebbero costringerlo a rivedere le sue posizioni.
19 luglio 2025





