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Emmott: l’Europa con Mosca ritrovi il coraggio

Articolo realizzato con Ai

Ecco una sintesi dell’editoriale di Bill Emmott (già direttore di The Economist da 1993 al 2006), uno scrittore sicuramente indipendente e autorevole, pubblicato su La Stampa di oggi.

L’articolo analizza la recente e repentina inversione di rotta di Donald Trump sugli aiuti all’Ucraina, sottolineando come le sue promesse siano da considerare con cautela, data la sua tendenza a privilegiare l’immagine sulla sostanza. L’autore suggerisce che, per valutare la serietà di tale cambiamento, bisognerebbe ascoltare gli ucraini e i russi, nessuno dei quali ha mostrato di considerare la mossa di Trump come rivoluzionaria.

Volodymyr Zelensky ha accolto positivamente le promesse di armi aggiuntive da parte di Trump, ma ha contemporaneamente sollecitato i leader europei per un invio urgente di ulteriori armi. L’articolo evidenzia che le uniche armi che contano sono quelle che arrivano effettivamente ai soldati ucraini. Per contro, Vladimir Putin ha proseguito la sua “offensiva estiva” e non ha mostrato segni di voler interrompere i combattimenti, mantenendo le sue rigide condizioni per un cessate-il-fuoco. L’autore suggerisce che l’annuncio di Trump potrebbe persino aver allentato le pressioni su Putin.

Viene anche evidenziato come la decisione di fissare un termine di 50 giorni prima dell’imposizione di nuove sanzioni alla Russia offra a Putin un incentivo per massimizzare i guadagni sul campo di battaglia entro metà settembre, per poi cercare di negoziare un ulteriore rinvio delle sanzioni.

L’articolo conclude che l’iniziativa resta nelle mani dei governi europei, dato che la decisione di Trump di ripristinare le consegne di armi si basa sul presupposto che siano i Paesi europei a pagarle. Pertanto, è cruciale che i pagamenti e le consegne avvengano rapidamente. Si sottolinea inoltre come le trattative per gli acquisti di armi si svolgano in un contesto complicato dalle discussioni sui dazi doganali tra UE e Stati Uniti.

Infine, Emmott esorta i principali Paesi europei (Germania, Francia, Regno Unito e Polonia) a concentrarsi sulle necessità concrete dell’Ucraina, senza compiacersi dell’apparente inversione di rotta di Trump. Si auspica che l’Europa acquisti prioritariamente attrezzature e materiali per la difesa dai produttori europei a lungo termine, ma senza precludere acquisti a breve termine dagli Stati Uniti. Si enfatizza anche l’importanza di proteggere l’industria bellica ucraina. L’autore conclude che spetta ai governi europei assumersi i rischi per scongiurare un peggioramento della situazione della sicurezza in Europa, inviando messaggi inequivocabili a Putin non a parole, ma con i fatti.

19 luglio 2025