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La Bibbia è un testo aperto e libero, sbagliato prenderne solo una parte

Articolo realizzato con Ai

L’articolo di Elena Loewenthal, oggi pubblicato su La Stampa, esplora il principio fondamentale della tradizione ebraica riguardo il testo sacro della Torah, che invita a “voltare e rivoltare” il testo, inteso come un comandamento di libertà nella lettura e nell’interpretazione. Questa libertà di leggere e ripetere il testo rivelato non è mai fine a se stessa, ma serve a scoprire nuove accezioni e significati, un processo dinamico che si tramanda di generazione in generazione.

Viene citato Baruch Spinoza, che, pur con un approccio diverso, si innesta in questa tradizione, affermando che la Torah è perfetta in quanto parola divina, ma anche imperfetta perché dettata a una creatura umana imperfetta, e quindi comprensibile solo in parte.

L’autrice sottolinea che la Torah è un testo estremamente problematico e complesso, che richiede al lettore un esercizio di complessità, accettando la libertà di interpretazione intrinseca al testo (il termine “incise” per le tavole della legge può anche significare “libertà”), pur essendo consapevoli della propria imperfezione e della vastità del testo.

Loewenthal critica l’interpretazione di Vito Mancuso di alcuni passi della Torah, perché sembra discostarsi da questi principi universali. Mancuso, a suo dire, tenderebbe a “scartare” o selezionare solo le parti che gli sembrano più umane e giuste, tralasciando ciò che è scomodo o inaccettabile. L’articolo sostiene che la Torah ammette ogni libertà di lettura tranne l’aut/aut, ovvero la scelta e lo scarto. Non si tratta di scegliere, ma di accettare il testo nella sua interezza e complessità, per dipanarne l’infinità di sensi e significati.

L’autrice conclude che il presupposto indispensabile per affrontare la Bibbia, non solo per la tradizione ebraica, è un connubio di libertà, riconoscimento della propria imperfezione e consapevolezza della complessità del testo. Il testo offre piena libertà, ma non quella di togliere, aggiungere, scegliere o scartare parti, né di giudicare il testo stesso. Bisogna “prendere o lasciare, voltare e rivoltare, ma senza giudicare”.

15 luglio 2025