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A Ovest niente di nuovo

di Agostino Roncallo

Distanze

Il sordo brontolio del fronte è come un temporale lontanissimo e il ronzio isolato di un calabrone basta, a coprirlo.

Intorno a noi è un prato fiorito le spighe delle graminacee si piegano e le cavolaie svolazzano nell’aria mite di questa estate che non vuole, finire.

Noi leggiamo lettere, fumiamo ci togliamo i berretti e il vento gioca coi nostri capelli come con le nostre parole e i nostri pensieri.  Sopra di noi il cielo è azzurro mentre all’orizzonte i palloni frenati gialli.

Illuminati dal sole scherzano con le nuvolette bianche della contraerea.

Dichiarazione di guerra

La dichiarazione di guerra, propone un amico dovrebbe essere una specie di festa popolare con biglietti d’ingresso e banda come per i combattimenti dei tori.

Poi, nell’arena ministri e generali dei due Stati avversari in calzoncini da bagno e armati di manganello giù a darsi botte.

Vince il paese di chi resta in piedi. Sarebbe assai più semplice, prosegue con voce sicura e meglio di adesso che s’ammazzano tra loro persone che non c’entrano.

Ho visto dei prigionieri alcuni seduti, altri sdraiati, fumavano: erano francesi senza armi.

Fui sorpreso, nel constatare che erano uomini proprio come noi, sì uomini, non ci avevo mai pensato.

All’inizio non erano nemici ma certo, lo sono diventati quando hanno, ricevuto, le armi: che siano state queste ultime a portarci la guerra?

Le molte armi presenti nel mondo devono essersi ribellate, un giorno hanno avuto la meglio sugli uomini trasformandoli in nemici.

Ma allora, potremmo lasciare che siano le armi a continuare questa guerra

a scagliarsi l’una contro l’altra con furia cieca.

L’uomo, non servirebbe più.

Ho capito ora, per la prima volta vedendo quei prigionieri che stavamo combattendo contro uomini, come noi uomini stregati da parole forti che avevano mogli e figli, un lavoro uomini che si domandano: fratelli, cosa stiamo facendo qui?

Remarque, 2. Continua