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Racconti

Il vino di Luca. 8

di Antonello Catani

       (…) Si dirà che una simile eccentricità era in fondo favorita dalla sua agiatezza o, comunque, dal fatto che non aveva bisogno di vendere nè arance nè limoni per arrotondare le sue entrate. Questa presunta correlazione fra benessere economico e indifferenza al profitto si scontra però con l’altrimenti universale tendenza ad accrescere comunque la propria ricchezza, indipendentemente da quanta già se ne possiede. No, qui il disinteresse aveva altre motivazioni, meno facilmente decifrabili ma che possiamo ragionevolmente collegare a quello che, considerato da molti come un giornaliero esilio, era invece per lui molto probabilmente un giornaliero ritorno al mondo vero. 

       Per corroborare questa supposizione, bisognerebbe aggiungere un elemento che avevamo quasi dimenticato ma che, seppure in apparenza non decisivo e incidentale, in qualche modo collima però con gli altri. Il nostro amico che, l’abbiamo detto, non era certo un agricoltore di nascita nè di professione, non era però neanche sprovvisto di quel bagaglio di conoscenze che gli agricoltori si accontentano di solito di demandare ai figli mandati a “studiare” in città. Tali conoscenze, e cioè una laurea in geologia, gli avevano consentito di svolgere, fino a quando non aveva di recente preso il congedo, l’attività di insegnante di scienze naturali. Sebbene non tutti quelli che insegnano scienze naturali mostrino poi in pratica particolari sensibilità per l’opera della natura, nel suo caso abbiamo un’esemplare corrispondenza fra il sapere e il fare. Se a ciò aggiungiamo ulteriori elementi, anch’essi apparentemente non decisivi e incidentali quando presi da soli, come la noncuranza nel vestire, il carattere burbero unito alla mancanza di remore nell’insultare un amico, come anche il pittoresco disordine offerto da quella casa campagnola, siamo confortati nella nostra ipotesi iniziale in base alla quale i valori del nostro amico e anfitrione erano in qualche modo opposti a quelli che la civiltà cittadina sembra di solito imporre. Particolare imprevedibile ma non così paradossale: tanto pittoresco era il disordine della casa quanto invece, oltre alle già menzionate e ordinatissime cataste di legna da ardere, i solchi degli ortaggi erano meticolosamente allineati, le distanze fra le piantine perfettamente regolari e la superficie del terreno così uniforme che pareva essere stata livellata centimetro per centimetro.

      Per quanto contrastanti, tutti questi elementi dovrebbero comunque prevenire il lettore da ogni tentazione di idealizzare i suoi atteggiamenti, attribuendogli sensibilità poetiche, o di immaginare le sue giornate come idilli campestri mollemente trascorsi nella lettura di qualche vecchio autore – visto che spesso quelli nuovi sono afflitti dal virus di una deprimente mancanza di originalità – e magari scanditi e cullati da qualche musica pastorale. Questa è infatti, almeno tendenzialmente, l’immagine che molti delusi dalla città si fanno del vivere in campagna. (…)

27 maggio 2025

8. Continua