Bologna, full immersion nell’arte

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Ha avuto inizio ieri il conto alla rovescia per  l’apertura nell’ultimo weekend di gennaio, nei giorni dal 24 al 26, della 44 Edizione di Arte Fiera a Bologna, che vedrà la partecipazione di centocinquantacinque gallerie italiane e straniere. Un evento che conferma il grande spazio dedicato dalla città bolognese all’arte contemporanea e che è preannunciato da una lunga settimana, che come una  grande matrioska, contiene al suo interno mostre, installazioni e performances, in spazi pubblici e privati, e  che da quanto  si legge nel programma, appare come un rocambolesco e caleidoscopico  viaggio nel mondo odierno della creatività. Il direttore artistico di Art City Bologna  2020, Lorenzo Balbi, ha parlato  durante la conferenza stampa  di  questo progetto, che nasce dalla collaborazione del Comune di Bologna e di BolognaFiere, e che  sarà un’occasione per immergersi, sia per gli appassionati d’arte,  sia per esperti del settore, cittadini e turisti nel clima di effervescente vivacità che le tante proposte articolate in un Main Program, che a sua volta si  sviluppa in un Special Project e 22 Main projects, offriranno  ai visitatori dal 17 al 26 gennaio. Un’occasione per confrontarsi quindi con le più svariate modalità dell’arte contemporanea e per avvicinarsi con consapevolezza ad essa. Quest’anno, l'ottava edizione di Art Week, mostra una grande presenza di artiste donne  che risulta superiore a quella maschile  ed anche un confronto curioso fra le opere di artisti affermati ed emergenti. Focus in particolare, viene fatto sulla pittura, in un connubio felice con Arte Fiera che quest’anno dedicherà uno sguardo più ampio  a uno dei medium o, dir si voglia, linguaggi, più dibattuti nel tempo attuale. L’iniziativa che ha il coordinamento dell’Area Arte Moderna e Contemporanea e dell’Istituzione Bologna Musei  prevede gratuità, agevolazioni e sconti  in molti casi; è inoltre acquistabile una card cumulativa che permette la visita anche alle mostre in corso, come quella su Chagall. Sogno e Magia a Palazzo Albergati  e sugli Etruschi. Viaggio nella terra dei Rasna al Museo Civico Archeologico. L’evento speciale in programma sarà la presentazione venerdì 24 e sabato 25 gennaio, nell’area dell’ex scalo ferroviario Ravone,  della prima nazionale de La vita nuova, l’ultimo lavoro del regista Romeo Castellucci, a cui era stato attribuito il Leone d’oro alla Carriera per il Teatro alla Biennale di Venezia nel 2013. L’opera trae ispirazione da Lo Spirito dell’Utopia di Ernst Bloch, scritto dall’autore durante la prima guerra mondiale, e riflette su un essere umano possibile, non ancora esistente o esistito, un’umanità che diventa anche il fine a cui tende il significato dell’arte. Ogni giorno si festeggia un evento. A Villa delle Rose venerdì 17 gennaio, è stata inaugurata una mostra antologica sull’artista spagnolo Antoni Muntadas, che comprende  le sue opere dagli anni Settanta ad oggi e  che sottolinea i temi abituali della sua pratica di far arte: dalla globalizzazione al capitalismo transnazionale, dal rapporto tra monumenti e memoria alla circolazione delle informazioni  e  poi ancora, sull’immaginario politico veicolato dai media.  Le opere provenienti da collezioni private di Jimmie Durham, lo scultore statunitense che imparò a scolpire la pietra quando fu detenuto nel carcere di Yokohama, in Giappone, sono visibili dal 18 gennaio nello Spazio Kappanoun a San Lazzaro di Savena.  Nello stesso giorno alla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna,  le foto di tre artiste Claude Cahun, Valie Export ed Ottonella Mocellin  documentano l’uso di dispositivi extra artistici come il corpo, la performance e la fotografia, dai primi decenni del Novecento per Cahun ad oggi per Ottonella Mocellin. Nave Nodriza, o Nave ammiraglia tradotto in italiano, è il nome dell’installazione di Eulalia Valldosera,  nell’Oratorio di San Filippo Neri, che si inaugura domenica 19 gennaio. L’artista spagnola  da tempo lavora sul tema dell’acqua come fonte di memoria e di vita, liquido che rigenera e purifica, in una ricerca poetica  delle forze naturali e seminascoste che si nascondono alla vista, ma che guidano l’uomo sulla Terra.  Il giorno successivo Alessandro Lupi, nello Spazio Arte Cubo  Museo d’impresa del Gruppo Unipol, sarà presente con quattro grandi installazioni che si interrogano sul tema della percezione dello spazio e del tempo e Ann Veronica Janssens,  nella Cappella di Santa Maria dei Carcerati a Palazzo  Re Enzo, con tre specchi circolari che creano una visione alternata tra cielo e terra, trasformerà in maniera radicale la fruizione del luogo da parte del visitatore. A Palazzo Bentivoglio le sculture dell’artista bolognese Sissi, Vestimenti,  sono abiti-sculture, a volte indossabili,  realizzate con diversi materiali, ammirabili nella loro forza comunicativa da martedì ventuno gennaio. Nel Museo Davia Bargellini,  ma anche in luoghi significativi della città, Via libera per volare  è frutto ancora della creatività bolognese. Il duo Antonello Ghezzi, con la partecipazione di Luigi Mainolfi, offre  un tributo, nel  centenario della sua nascita, allo scrittore e pedagogista Gianni Rodari prendendo lo spunto dal suo racconto Il semaforo blu. Il blu che si accende è un invito a volare via con la mente, a sognare …  L’opera Partiture Mute. Note a margine di  Donatella Lombardo trova una sede ideale  nel Museo Internazionale e biblioteca della musica ed è basata su una lunga ricerca condotta su compositrici vissute fra il XII e il XX secolo. La sua è un’interpretazione spaziale con fili,  dei ritmi e dell’intensità delle scritture musicali, inseguendo l’andamento del suono. Nel Salone Banca di Bologna di Palazzo De’ Toschi protagonista torna la pittura e i suoi interrogativi con la  mostra collettiva: Le realtà ordinarie. Mercoledì 22 gennaiosi inaugureranno tre mostre nella sede del MAMbo:  la prima AGAINandAGAINandAGAINand a cui parteciperanno noti artisti provenienti da differenti parti del mondo fra cui Ed Atkins, Luca Francesconi, Apostolos Georgiou, Ragnar Kjartansson, Susan Philipsz, Cally Spooner e Apichatpong Weerasethakul, e che ha la curatela di Lorenzo Balbi e Sabrina Samorì,  intende valutare l’impatto dei nuovi sistemi di organizzazione del lavoro e delle recenti tecnologie sulla vita dell’uomo e suggerisce nuovi modelli di consumo e di produzione fondati su una rigenerata consapevolezza della cultura rurale. La seconda è Figurabilità. Pittura a Roma negli anni Sessanta, nella sala riallestita del museo  dove è appesa l’opera Funerali di Togliatti di Renato Guttuso. Qui potremmo ammirare opere di Franco Angeli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Titina Maselli, Mario Schifano …, un gruppo di giovani artisti degli anni Sessanta  che furono in dialogo con la ricerca artistica e le convinzioni politiche di Guttuso.  In un’altra sala del MAMbo, Ossi di Claudia Losi, artista italiana di profilo internazionale, mette  in evidenza attraverso  sculture che riproducono le costole della Balena, il  senso del mistero legato a questo grande cetaceo che accostiamo alla profondità degli abissi marini. Ne derivano poi altri interrogativi tra natura e storia, tra scultura  e natura. Nei giorni successivi, ma anche in quelli precedenti,  le scoperte   di questa lunga settimana dedicata all’arte, continuano e  sono veramente svariate, difficile da ricordare tutte: da quelle dell’artista e filmmaker Mika Taanila che si dibatte tra passato e futuro, tra ambiente, uomo e tecnologia al progetto fotografico di Silvia Camporesi sulla costruzione dell’impianto di biometano a Sant’Agata Bolognese, dalla visita dello studio del noto pittore scomparso Concetto Pozzati ai disegni della regista e performer Silvia Costa  e alla mostra fotografica collettiva sulle divise da lavoro,  in un viaggio  che si conclude al Foyer Respighi  del Teatro Comunale di Bologna, dove Valentina Vetturi inviterà otto direttori d’orchestra a dirigere la stessa partitura di Ravel, senza alcun musicista,  tutti insieme, disposti in cerchio, nella ricerca ognuno del proprio tempo, forse quello della vita di ogni essere umano.

Patrizia Lazzarin, 17 gennaio 2020

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L’Angelo degli Artisti

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L’arte del Novecento e il ristorante All’Angelo a Venezia. Un pezzo  di storia veneziana sommersa in parte, dallo scorrere del  tempo, è riemersa a dicembre sul palcoscenico della vita  e diventa piacevole  rivivere  l’atmosfera di un luogo quasi magico, dove e quando  la buona cucina si mescolava alle discussioni sull’arte, con gli effetti di  un’alchimia preziosa. Erano  uno spazio e un tempo in cui  gli artisti pranzavano e cenavano in osteria permutando la consumazione con  un disegno, tracciato, a volte, in pochi minuti. Siamo negli anni che seguono la  seconda guerra mondiale e lo spazio è quel ristorante All’Angelo, poco distante da piazza San Marco a Venezia. Sembra di sentire nell’aria, ancora mescolata con la polvere degli spari, quella voglia di cambiamento e quel senso di fratellanza che animavano le persone. Si ritrovavano per far arte, discutere e credere nel potere di modificare il mondo, attraverso il mestiere dell’artista e,  provavano ad inventare una Storia felice perché si pensava fosse realmente possibile. La mostra che possiamo vedere nelle sale della Fondazione Querini Stampalia fino al 1 marzo 2020, è ispirata alla mission dell’Istituzione veneziana che vuole favorire il sapere e la conoscenza e rientra nel programma di celebrazioni per i 150 anni  dalla sua nascita. La rassegna intitolata L’Angelo degli Artisti. L’arte del Novecento e il ristorante All’Angelo a Venezia ha la curatela degli storici dell’arte Giandomenico Romanelli e Pascaline Vatin.  Essa si è realizzata soprattutto   grazie alla  volontà di Luciano Zerbinati di ritrovare e riacquistare  nel mercato, il patrimonio di quadri e disegni che riempivano le basse sale dell’osteria All’Angelo, che per differenti ragioni era andato disperso, e quindi di riunirlo,   in un percorso che raccontasse la vitalità di un’epoca, le sue passioni, quelle  dei suoi proprietari, i signori Carrain,  e degli artisti che ne erano i principali protagonisti. Lì al ristorante All’Angelo, che apre nel 1928 nell’omonima stretta calle, avvengono dei  fatti che definiscono la fisionomia di un tempo: il 29 settembre del 1946, in un clima di festa, si inaugurano i tre trittici a olio su tela di Emilio Vedova, Giuseppe Santomaso e Armando Pizzinato, commissionati con grande sensibilità da Renato Carrain, figlio di quell’Augusto e di  Antonietta che avevano aperto il locale nella seconda metà degli anni Venti. Essi narrano della nascita di  Venezia e delle sue feste, dei suoi costumi e di quello che la caratterizza.  Due giorni dopo a Palazzo Volpi, sempre a Venezia, venne sottoscritto il manifesto del Fronte Nuovo delle Arti che, in prima battuta, con un nome assai simbolico era stato chiamato Nuova Secessione artistica italiana.   Simboleggiava infatti, una nuova dichiarazione d’intenti dopo il movimento artistico di Novecento di Margherita Sarfatti,  ed univa gli artisti più rappresentativi del panorama italiano che chiedevano fiducia nel loro lavoro. Quel gruppo si scioglierà nel 1950, ma ne fecero parte: Pizzinato, Vedova, Santomaso, Renato Guttuso, Renato Birolli, Giulio Turcato, Antonio Corpora, Alberto Viani, Leoncillo Leonardi, Pietro Franchini, Ennio Morlotti e Pericle Fazzini, il meglio della nuova generazione nell’Italia della Liberazione e dell’impegno etico, politico, sociale e, naturalmente artistico,  ha scritto lo storico Romanelli nel catalogo edito da Lineadacqua. La cosa bella è che, attraverso il percorso dell’esposizione, fra i documenti e le opere appese alle pareti, comprendiamo come il mondo dell’arte che noi associamo ai musei, alle gallerie o alle collezioni private, possa crescere e svilupparsi in contesti molto diversi. Questa mostra e, le successive su questo argomento, si propongono di mostrare un tipo di collezionismo che ha avuto come artefici ristoratori ed osti che, grazie alla loro genialità e a quella dei critici d’arte che li affiancavano, come Giuseppe Marchiori con Renato Carrain, hanno favorito un clima culturale vivace. La Venezia del dopoguerra possiamo raccoglierla, interpretarla e restituirla oggi, nel suo colore che la rende magica, grazie anche a questi ambienti, dove il cibo e il vino, scelti con cura, rappresentavano un momento di convivialità, apprezzato  da artisti, letterati, sportivi e politici. Era un modo di stare insieme che caratterizzava quell’epoca. Nel 1946 è ospite spesso All’Angelo anche Peggy Guggenheim che, assieme a Vittorio, il secondo figlio di Augusto, girerà l’Italia in cerca d’artisti. Negli spazi di Villa Morosini, che ha collaborato al progetto della mostra, a Polesella, è stato ricreato il salottino rosso che veniva destinato a Peggy, in quel ristorante che Antonietta dal 1928 e per lunghi anni aveva diretto con grandi capacità manageriali. La mostra riunisce, dopo tanta fatica e molti sforzi, due dei tre trittici, quelli di Pizzinato e Vedova, e permette quindi di ricostruire uno dei luoghi  simbolo del fervido dibattito intellettuale sull’arte, in quella Venezia che aveva visto nel ’48 la riapertura della Biennale e il ritorno massiccio degli artisti che si ritrovavano a tavola, nei locali della città lagunare, dove nascevano sempre nuovi concorsi, come quello dell’isola di Burano. Il sei giugno del 1948, nelle sale trentanove e quaranta del Padiglione Centrale della Biennale, venne ospitata la Mostra del Fronte Nuovo delle Arti.  Tante foto documentano, ora, sulle pareti della Fondazione Querini Stampalia, i sorrisi, le strette di mano, gli sguardi rivelatori, le intese, le titubanze, i momenti di socialità e le figure o i nomi importanti del jet set nazionale ed internazionale di quel periodo storico. I tre trittici sono pietre miliari del percorso dell’arte contemporanea  e rivelano i percorsi di ricerca originali di tre artisti prima di dividersi. Accanto ad essi disegni e dipinti di Guttuso, di Mario Sironi, Ennio Morlotti, Mario Deluigi, Felice Casorati, Ida Barbarigo, Zoran Music, Filippo De Pisis e di  tanti altri pittori e scultori che sono passati All’Angelo, e che  testimoniano accanto al loro valore artistico, il gusto per l’arte della famiglia Carrain.

Patrizia Lazzarin, 20 dicembre 2019

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