Aperitivi a distanza per cacciare i fantasmi

Ai tempi del colera, l’amore. Ai tempi del coronavirus, come svoltare la giornata? Il messaggio è chiaro, resto a casa. La paura esplode, averne è saggio, impariamo a tenere le distanze, un metro, due metri, meglio tre. Ci autoimponiamo l’isolamento per il bene del gruppo, eppure vogliamo vivere. La risposta è nei misteri di Eleusi: si ascoltino le cose tristi e le cose liete. Due colleghe psicologhe, Nicole e Chiara, lavorano negli ospedali lombardi, sarebbe l’epicentro dell’inferno se ne esistesse uno. Con mascherine protettive sorreggono medici e infermieri stremati dal dolore e dagli scafandri protettivi. Sono sfiancate. Le distrae Vito che nella nostra chat di colleghi posta il suo roof concert: tastiere, David Bowie. Organizziamo aperitivi online, c’è un conflitto di orari con il flash mob delle 18, spostiamo alle 18.30. Però ho finito le birre artigianali. Come me le procuro? Al supermercato? Oggi no.

A microrganismi che infettano, rispondi con Saccharomyces cerevisiae e Lactobacillus. La mia amica Patrizia, fedele a Demetra, lascia che il mélange di lieviti che ormai le ha invaso casa si nutra delle farine della dea. Mi invia foto di pagnotte di cui sento il profumo.

Martina, anche lei psicologa, sommelier da poco, organizza una degustazione Skype, otto neo-diplomati valutano gradi di tannicità che non potranno confrontare, chi sente pepe nero non ha versato il vino nel bicchiere di chi invece percepisce pietra focaia, mela cotogna. Due ore prima Martina aveva ridato speranza in videoseduta a una ragazza che, dopo anni di isolamento, stava imparando a uscire e il virus le ha urlato: non te lo meriti. Se abbiamo fantasmi inesplorati, la pandemia li riporta alla luce, li potenzia, e noi psicoterapeuti li esorcizziamo. Mentre con i pazienti, in fondo, ci teniamo compagnia a vicenda.

Non ho risolto il problema delle birre. Martina mi suggerisce Winelivery. Hanno alcune India Pale Ale, anche queste fermentate grazie al benefico Saccharomyces, l’aperitivo si può fare. Tempi duri per gli amanti, legali e clandestini. Per gli amanti a distanza è uno strazio, fantasticano incontri notturni, leggono storie di coppie che il Muro di Berlino divise. Gli amanti illegali se la passano peggio. Viola, una mia paziente, giovane avvocato, flirtava da poco con l’insegnante di zumba. Cose che succedono, ne stavamo parlando. La costrizione della vita domestica e la passione appena accesa la rendono imprudente. È l’una di notte, con chi chatti? Shakespeare insegnava a mettere ostacoli agli amanti perché la fiamma divampi, ma c’è un limite a tutto.

Leggo i messaggi delle colleghe dalla trincea e degli amici lontani, rispondo. Esco di casa che è quasi mezzanotte, apro la maniglia del portone con uno strappo di rotolo per cucina. Le strade sono deserte, entro in una cancellata aperta, una villa per ricevimenti la cui ristrutturazione resterà ferma per chissà quanto. In cima alla salita si apre la vista sulla valle: olmi, pioppi e robinie. Scendo, mi avvicino a case da cui arriva odore di brace. Respiro, sono solo e sento miagolare, scatto foto perché lo smartphone mi unisca alla comunità, mentre con gli altri corpi, finché sarà necessario, tengo la distanza di sicurezza.

Giancarlo Dimaggio – La Lettura – Corriere della Sera – 22 marzo 2020

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