Rileggiamo Voltaire per curare i nostri mali

La base populista, se vogliamo chiamarla così, è in una fase di crescita. Lo è certamente in Italia – dove la vediamo più da vicino – ma in realtà lo è quasi in tutto il mondo. Si esplica in modi diversi a seconda dei Paesi e dei periodi in cui si alterna con le dittature vere e proprie.

Populismo in realtà è la fase iniziale di una dittatura, la quale, tuttavia, dura periodi brevi per poi cedere di nuovo il posto a un populismo dissestato in una società che si può definire slabbrata. Fino a qualche tempo fa noi pensavamo, o almeno io pensavo a torto o a ragione, che sia il populismo sia la dittatura fossero due fasi distinte e adottate soltanto in alcuni Paesi mentre in altri si procede con democrazie contraddistinte da grandi princìpi come la libertà e l’eguaglianza. Certamente la coniugazione di questi due princìpi è avvenuta ma per periodi transitori. Noi sosteniamo che quelli sono i due princìpi fondamentali della civiltà e certamente lo sono ma esistono in alcuni periodi e in alcuni Paesi: brevi i periodi, scarsi i Paesi. In realtà noi apparteniamo al genere degli animali, ne siamo una variazione certamente notevole ma non fondamentale. Gli animali di solito hanno un capo ma non uno Stato maggiore, e questa è la differenza rispetto agli umani.

Sta di fatto che negli ultimi tempi le cosiddette classi dirigenti sono molto decadute e la guida “animalesca” è aumentata: Matteo Salvini (tanto per fare un esempio) è un capo senza luogotenenti. 

Di Maio altrettanto; Nicola Zingaretti non lo è nel partito ma l’opinione socialista è diffusa tra capi e capetti ognuno dei quali ha un piccolo seguito ma personalizzato: tanti capetti ognuno dei quali è un duce.

Contano assai poco questi capetti, ma conta il loro numero che sfiora la moltitudine.

Un sistema di questo genere è abbastanza diffuso anche in Paesi lontani dal nostro ma questa conformazione della società italiana è molto più diffusa nel nostro Paese che in altri luoghi. Forse dipende dalla nostra storia ma comunque è una realtà non certo incoraggiante. Dovremmo fare il possibile per migliorarla e guarirla da un male politicamente molto notevole.

Venticinque anni fa uno dei primi libri che scrissi uscì con il titolo “Alla ricerca della morale perduta”; è stato ripubblicato qualche mese fa. Il personaggio di quel libro è Voltaire. Il parere di quel notevole personaggio ormai antico di tre secoli non è certo da sottovalutare. Parlando ai suoi lettori trecento anni fa in uno dei libri che merita piena condivisione e ammirazione il Nostro così dice: «L’opinione pubblica siete unicamente voi e siete dunque voi i produttori e gli amministratori dei valori e del sistema dentro il quale ciascuno ritrova la sua giusta collocazione. Siete voi che ne deducete le leggi, materializzate in premi e castighi anche in quella vasta zona di indifferenza legale dove non arrivano i codici ma arriva il giudizio morale della gestione politica. Voi dovete ora ripristinare qualcuno dei vecchi e buoni valori d’un tempo nell’interesse di tutti. Perciò all’opera: il vero ed unico valore socialmente apprezzabile è la tolleranza della quale mai come ora abbiamo tutti assoluto bisogno».

Potete obiettarmi che Voltaire è una figura troppo antica per essere in qualche modo un punto di riferimento ma personalmente non sono di questo parere: ci sono degli antichi che sono moderni come ci sono dei moderni – parecchi – che sono antichi ed entrambe queste posizioni possono essere le migliori o le peggiori. A noi la scelta.

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Direi che attualmente tutto il mondo è interamente agitato e o sotto dittatura. L’agitazione è la più varia e categoriale: i giovani si agitano con la motivazione di dover contare più degli altri poiché la gioventù ispira la voglia di diventare classe dirigente. È animata da energie e stimoli di realizzarsi molto più di persone che abbiano varcato i quarant’anni o i cinquanta anni, che avranno forse più esperienza ma meno vigore per mettersi in gioco nei vari settori della vita culturale, sociale, economica. Queste situazioni nella misura in cui sono determinate dall’età si riflettono inevitabilmente sulla politica e sul livello organizzativo della società: la gioventù è in qualche modo rivoluzionaria; le idee che motivano quell’agitazione fanno parte dei tempi in cui quel processo si svolge ma fisiologicamente è l’età che lo determina. Superata la giovinezza l’agitazione diffusa cambia motivazione; non è più l’età a determinarla ma i valori.

La carta stampata sta attraversando un periodo alquanto movimentato: la parola scritta, il che significa un giornale fatto di carta e come tale stampato e diffuso, ha un mercato piuttosto ristretto: il pubblico che lo legge in questo modo è enormemente diminuito ma non solo in Italia bensì nel mondo intero, perlomeno quello occidentale.

Le vendite sono enormemente diminuite rispetto al passato perché gli utenti di notizie preferiscono cercarle su Internet, che trasmette il contenuto sostanziale della carta stampata attraverso la rete che ormai fornisce una notevole quantità di informazioni accessibile a tutti. Naturalmente i giornali non vengono trasmessi se non riassuntivamente; le notizie più importanti ci sono tutte e ce ne sono anche alcune che non trovi sulla carta stampata. Anche il mestiere del giornalista è cambiato: le notizie sono molteplici ma scritte in un linguaggio diverso, molto chiaro, limitato all’essenziale e quindi in grado di usare linguaggi che abbiano una notevole diffusione poiché la loro facilità di lettura rende più accessibile l’approccio alla notizia dell’utente. Siamo dunque di fronte ad un giornalismo che sta registrando un mutamento fondamentale: i giornali danno anche notizie su vicende estere affinché i propri lettori siano al corrente di ciò che accade in un’area molto più vasta di quella dove il giornale in questione è localizzato.

La lingua italiana è abbastanza diffusa anche fuori dalla zona europea poiché il fenomeno dell’emigrazione ha toccato vastamente l’Italia e gli emigrati coltivano ancora la lingua d’origine anche se ormai parlano correntemente quella del Paese dove si sono trasferiti. Un personaggio come papa Francesco, che afferma l’esistenza di un unico Dio, diffonde il suo insegnamento religioso, sociale, morale, servendosi di questa struttura linguistica che con le tecnologie moderne riesce a coprire gran parte del mondo, integrando i Paesi non raggiungibili con la rete di trasmissione della quale dispone utilizzando anche i traduttori locali.

L’evoluzione sociale è favorita molto dal meccanismo di trasmissione d’un linguismo del genere sopra descritto ma tende anche a restringere i contenuti del meccanismo di traduzione: se il Dio che papa Francesco predica è unico anche la trasmissione dei linguaggi tenderà ad una unificazione non certo totale ma rilevante.

Del resto già lo è perché sta diventando sempre più dominante il numero delle lingue che si fanno capire e vengono quindi usate da una massa crescente di persone: l’inglese, lo spagnolo, il russo, il giapponese, l’arabo, il cinese. Uno dei fenomeni più importanti su questo terreno e non soltanto si sta verificando in Africa: una lingua africana non esiste; esistono molti dialetti che non sono lingue poiché sono parlati da minoranze africane molto diverse le une dalle altre. L’Africa è un continente la cui popolazione nei prossimi dieci anni tenderà a raddoppiarsi. Esiste una forza profonda sotto terra e sotto mare che secondo le previsioni scientifiche porterà il continente africano a riunificarsi territorialmente con tutto il bacino del Mediterraneo. Il tempo necessario per la riunificazione territoriale sarà di 3-4 mila secoli di storia ma già d’ora produce effetti il primo dei quali è la frequenza e la vastità dei terremoti dell’Africa mediterranea e di quella meridionale più prossima al Polo Sud. Ne dobbiamo dedurre una sorta di filosofia che ci ispira ad una visione del mondo profondamente diversa da quella attuale: fenomeni di accorpamento ci fanno capire ormai con chiarezza che quando nacque il pianeta la terra era fortemente unificata rispetto all’acqua marina: da una parte la terra e dall’altra il mare. Pare strano che adesso si percorra una situazione che tende a ripristinare quella struttura iniziale del pianeta: ciò segnala che il nostro Sole è una stella che sta perdendo forza e con il passare di alcuni milioni di anni tenderà a spegnersi con le conseguenze che ci saranno non solo sul sistema planetario ma anche nella galassia di cui la Terra fa parte.

Questi meccanismi che la nostra scienza è in grado di individuare modificano fortemente l’universo che tuttavia contiene elementi che vanno molto al di là delle galassie delle quali più o meno conosciamo il funzionamento. La domanda più ingenua che un credente non può nemmeno porsi non riguarda il Dio unico: questa entità religiosa può essere estesa da chi è in grado di credere nella sua esistenza al nostro pianeta: chi crede in un Essere e non in un Dio ma in un Ente non personalizzato non può andare al di là di questo: Dio unico o Essere non possono essere concepite di più dei vari pianeti di cui conosciamo o presumiamo di conoscere l’esistenza.

A me accade quando rifletto su questi problemi per quel poco che ne conosco alla lontana sull’importanza di riportare il pensiero al nostro “Sé”, il solo essere fondamentale. Dal pianeta e dalle altre strutture universali verso il sé: è questo il percorso e la vera vita che è il perno della nostra individuale esistenza.

Eugenio Scalfari - la Repubblica -  1 dicembre 2019

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La nascita di Gesù, le fonti storiche

  • Pubblicato in Cultura

François Maria Arouet (Voltaire) scrive, nel 1786, che quanti negano l’esistenza di Gesù appaiono “più ingegnosi che colti”. Rudolf Bultmann critico sulla storicità dei Vangeli scriveva nel  1926: naturalmente il dubbio che Gesù sia realmente esistito è infondato e non degno di essere confutato”.

Senza scomodare gli storici romani Tacito, Svetonio ed altri, e per le stesse ragioni l’Antico Testamento, Flavio Giuseppe, storico di Vespasiano, sarà la fonte guida di questo articolo: un ebreo. Proveniente da una classe sacerdotale, dopo aver combattuto contro Roma, si mise al servizio di essa. Mi servirò anche del Vangelo di Luca (2,1-7).

In questo scritto non si trovano prove evidenti dei detti o delle azioni di Gesù. Non vi sono dati matematici o scientifici che possono dimostrare o confutare una affermazione, ma dati storici basati sulle fonti che hanno gradi diversi di probabilità. Tale caratteristica non fa però della storia una scienza di seconda classe, o parente povera delle scienze esatte, perché ha in sé il suo fondamento ed è particolarmente abilitata a discernere la forma del passato, come scriveva in Il concetto della storia (p.270) Robin George Collingwood, celebre filosofo, storico e archeologo di Oxford.

Gesù è esistito, sulla base delle fonti, in particolare il Testamentum Flavio  (che il prof. Shlomo Pinès dell’Università di Gerusalemme - quindi non di parte - ha giudicato autentico), ormai gli studiosi sono tutti concordi sull’errore compiuto dal monaco Dionigi. Questi, infatti, calcolò la nascita di Gesù senza tenere conto della morte di Erode, avvenuta, secondo le fonti, nel 4 a.C. Gesù nacque prima, verso il 6 a.C.  Gli archeologi, in base a recenti ricerche, sono certi che anche gli astronomi babilonesi,  basandosi su osservazioni delle costellazioni e dei pianeti, aspettavano il “dominatore del mondo”,  un messia proveniente dalla Palestina, per l’anno 7 a.C., quindi con più precisione degli Esseni.

Il racconto Evangelico di S.Luca, per molti studiosi, non si basa su fonti attendibili. Considerando le fonti messe in evidenza dallo storico Giuseppe Ricciotti (in “La vita di Gesù Cristo”), si può ipotizzare che Luca abbia fatto nel suo racconto un po’ di confusione sui procuratori romani (legati Augusti ), e reso universale un censimento riguardante la provincia siriana. Può chiarire Tertulliano, in un passo del suo Adversus Marcionem (IV 19), quando scrive di un censimento nel periodo del racconto di Luca,  fatto da Senzio Saturnino, procuratore romano di Siria. Luca parla, invece, di Quirino;  forse l’evangelista non era al corrente che Quirino in quel periodo fu sostituito pro tempore da Saturnino, essendo impegnato nella spedizione militare in Armenia. Bisogna ricordare  che per Augusto i censimenti erano di una particolare importanza per l’organizzazione dell’Impero: lo stesso imperatore  nel Monumentum Ancyrarum (ritrovato ad Ankara) afferma  di aver compiuto per ben tre volte il censimento dei “cives romani” , cioè nel 28 a.C., nell’8 a.C. e nel  14 d.C., quando furono censite le Gallie e la Spagna.

I romani, come attesta un decreto del prefetto Vibo Massimo (103-104 d.C.), distinguevano tra domicilio  residenziale e domicilio fiscale, che prevedeva la registrazione nei focolari (efestia) originari delle famiglie. Dunque, si può ipotizzare che per rendere indolore il censimento, il legato Saturnino abbia preferito, in una società che manteneva un  senso molto profondo dei legami tribali, il sistema classico: la registrazione tribale. Giuseppe apparteneva alla tribù di Davide e fu costretto a registrarsi nel casato di suo padre e della famiglia di origine, come è scritto nel libro dei Numeri (cap. 1.16-17-18).  

Betlemme era distante da Nazareth 150 km. Le strade praticamente non esistevano. I romani non le avevano ancora costruite. Viaggiare era estremamente difficoltoso: i vangeli non parlano di un  asino. E’ ipotizzabile un utilizzo di questo animale, sia per le provviste, sia perché Maria era incinta e un viaggio del genere durava allora tre o quattro giorni. Durante il tragitto Giuseppe e Maria si saranno fermati o in luoghi pubblici o presso conoscenti. Giunti a Betlemme, la situazione era preoccupante;  il villaggio che contava allora circa 1000 abitanti, per lo più  contadini e  pastori, era anche un punto di transito delle carovane che andavano in Egitto. Oltre a varie locande di fortuna vi era un caravanserraglio (foresteria). Giuseppe,però, non trovava un alloggio adatto alle condizioni di Maria, che aveva bisogno d’intimità: una partoriente era considerata  impura per 40-80 giorni dopo il parto, a seconda che il neonato fosse maschio o femmina, inoltre tutto ciò che toccava diventava impuro. Così, Giuseppe trovò posto in una grotta che veniva usata come stalla. A Betlemme le case erano costruite appoggiandosi su delle grotte. E lì nacque Gesù. Nel II secolo d.c. il martire Giustino testimonia che si vedeva ancora nel villaggio la grotta e la mangiatoia dove il Messia era nato. Oggi sul luogo presunto sorge la Basilica della Natività. Lo storico Giuseppe Flavio nato nel 37 o 38 d.c. e quindi non presente agli avvenimenti citò nelle Antichità Giudaiche, oltre che Gesù (18.3) altri personaggi evangelici (20.9) Giovanni Battista e Giacomo il minore detto il Giusto. Collegando negli anni 30 d.c. l’attività e la morte di Gesù che avvenne  sotto il governatorato del legato Augusti Ponzio Pilato,  dopo la denuncia delle autorità religiose Giudaiche, fu costretto, sotto una forte pressione anche popolar,e ad emettere condanna alla crocifissione di Gesù. Vi sono numerosi libri su Gesù. Secondo gli storici contemporanei, le fonti e i metodi di cui si avvalgono legittimano la veridicità della narrazione evangelica. Comunque la si pensi un pensiero del grande filosofo tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel può aiutarci ad avere un solido punto di partenza: “Fin qui giunge la storia e da qui ricomincia (il cardine della storia è Gesù").

Massimo Giovedi, 15 febbraio 2017

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