In autunno, se non si interviene, esploderà il Paese

Spiega Massimiliano Valerii, direttore del Censis: «Dire che sui giovani adulti ci giochiamo il futuro del Paese non è una frase ad effetto. Piuttosto significa rendersi conto che dalla capacità occupazione dell’attuale generazione di trentenni dipenderà la stabilità del debito pubblico e la sostenibilità del sistema di welfare: pensioni, sanità, assistenza sociale». Invece una generazione di cinquantenni, gli stessi che hanno provato (senza riuscirci) a tirare fuori l’Italia dalla crisi del 2009, s’accomoda agli Stati Generali di Villa Pamphili, organizzati dal premier Giuseppe Conte per discutere il piano di rinascita del Paese, lasciando alla porta i giovani adulti, ovvero coloro che pagheranno il conto complessivo di ogni decisione presa in questi mesi. L'articolo di Gloria Riva su L'Espresso.

I giovani dimenticati

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Chiusi gli Stati generali, non si è mossa foglia

E' difficile resistere al sospetto che questa interminabile girandola di incontri a scopo di conferenza stampa serva solo ad autoperpetuarsi, in una spirale che procede in volute concentriche sempre più strette, convocando oggi la commissione di esperti il cui lavoro servirà da «utile contributo» per il confronto di domani, le cui risultanze costituiranno la base dell’incontro di dopodomani, e così via all’infinito, per i secoli dei secoli. O almeno fino a quando giornali, sondaggisti e orchestrali al seguito smetteranno d’intonare la marcia trionfale dell’avvocato del popolo. Il commento di Francesco Cundari su Linkiesta.

Il terribile sospetto, Conte tira a campare. Come Andreotti (ma lui non è Andreotti)

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Non ho l'età

La voce secondo cui il governo potrebbe prolungare la clausura di tutti coloro che hanno compiuto sessant’anni sta gettando molti miei conoscenti in uno stato di prostrazione. Poiché ho solo 59 anni, 6 mesi e 22 giorni, non posso neanche lontanamente immaginare come si sentano. Ma comprendo il loro avvilimento. L’età che il governo indicherà nel prossimo decreto finirà per essere interpretata come il nuovo spartiacque tra gioventù e vecchiaia. So bene che la commissione Colao (58 anni, 6 mesi e 21 giorni, un ragazzetto anche lui) non si muove sulla base di antipatie personali, ma di valutazioni statistiche legate alle probabilità di contagio. E però dire a un sessantenne di oggi che rappresenta un soggetto a rischio significa deprimerlo ben oltre i suoi demeriti, ribaltando il racconto che di lui è stato fatto negli ultimi tempi dalla pubblicità e dalla moda, che lo ritraggono in pose sportive e in preda a pulsioni adolescenziali. Ricordo il sessantesimo compleanno di mio nonno, un secolo fa. Con il bastone, il baschetto sulle ventitré e la coperta di lana appoggiatagli amorevolmente dalla nonna sopra le spalle curve, mi apparve vecchissimo. Oggi mi guardo allo specchio — pardon, guardo i miei amici — e vedo volti vivaci, voglie inesauste e rughe sapientemente occultate. Per dire, Fiorello a maggio avrà sessant’anni, ma sembra molto più giovane di Di Maio. Mi appello al commissario Colao: liberi Fiorello e tenga dentro Di Maio.

Massimo Gramellini – Corriere della Sera – 24 aprile 2020

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