Scontro tra M5S e Lega sulle autonomie

Non si contano le voci contrarie alle richieste di autonomia differenziata avanzate da alcune Regioni del Nord, che vengono soprattutto rivolte agli aspetti finanziari e fiscali del processo devolutivo, e alle relative ricadute sugli assetti costituzionali complessivi e sui diritti dei cittadini. Il commento di Dario Stevanato su Il Sole 24 Ore.

Questione dirimente, la richiesta di maggior autonomia di Lombardia e Veneto

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Renzi ed il suo Pd ai ferri corti mentre l'Europa brucia

Matteo Renzi ne ha combinata una più di Bertoldo. Mentre nei cieli d’Europa si affollano minacciose mine che rischiano di esplodere da un momento all’altro (l’Unione si sta lentamente ma inesorabilmente sfaldando, sgretolando, il referendum che si è tenuto in Catalogna lo sta a dimostrare, Madrid si è rifiutata di concederle la possibilità di indirlo per sondare la volontà della popolazione locale che, da anni, chiede maggiori spazi di autonomia, sentendosi tartassata sul piano fiscale dai castigliani di Madrid. Questo episodio ha fatto imbufalire Barcellona che ha osato “strappare” con i castigliani di Rajoy), oggi, poi, il capo del governo spagnolo ha esautorato, decapitato i vertici catalani, commissariando la Catalogna, arrecando un “vulnus” irrimediabile alla giovane storia di Spagna dalla caduta del generalissimo Franco. Nella repubblica ceka, per chiudere il cerchio, alle elezioni politiche hanno nettamente prevalso Babis, soprannominato il Trump ceko, quindi svolta decisa a destra, con i socialdemocratici alle corde. Qualche settimana addietro nella stessa Germania si è assistito ad una avanzata delle destre populiste e ad un passo indietro, sul piano elettorale, di Angela Merkel. Insomma, per l’Europa non c’è pace ed ecco che il leaderino del partito democratico nostrano, per contrastare in campagna elettorale i suoi avversari di destra e di sinistra, pretende un voto di sfiducia al governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. Sostiene che il governo sapeva ed era d’accordo alla presentazione della mozione contro Visco. Accusato di omessi controlli nelle vicende dei crack bancari. Cioè Paolo Gentiloni, che nello scorso dicembre lo ha sostituito a Palazzo Chigi alla guida dell’esecutivo, è stato puntualmente informato della mozione contro il governatore di Bankitalia. Informato ma a cose fatte. Poche ore prima della discussione in aula. La situazione è sfuggita di mano al segretario dem. Ignazio  Vico avrà le sue colpe.  Banca Popolare di Vicenza del mitico (un tempo ormai lontano) Nordest, Banca Popolare dell’Etruria, Banca delle Marche, Cassa di Risparmio di Chieti del Centro Italia, che hanno lasciato decine di migliaia di piccoli risparmiatori nei guai fino al collo, ha visto precipitare nell’abisso della povertà tantissime persone assolutamente incolpevoli della situazione determinata da condotte criminali da parte di dirigenti bancari senza scrupoli. Mussari (Mps), Zonin (BpV), Flavio Trinca (Veneto Banca), Lauro Costa e Maurizio Bianconi (Banca Marche) e via discorrendo. Chiedere la testa del governatore Visco, in vista di una lunghissima campagna elettorale che vede il ragazzotto di Rignano sull’Arno sui treni italiani per ascoltare i cittadini e prendere appunti (e magari qualche fischio, e non solo, dalle popolazioni colpite dal terremoto del Centro Italia…) non servirà certo a ristabilire un rapporto fiduciario con il suo elettorato, deluso profondamente dal  cambiamento di strategia da parte di Renzi rispetto alle promesse della vigilia allorquando ha assunto le redini del partito democratico nel dicembre del 2013. Non ci si scordi mai di quella frase “Enrico, stai sereno!” pronunciata qualche settimana dopo, nel gennaio del 2014. Anche il grande vecchio del giornalismo italiano, Eugenio Scalfari, un tempo solidale con Renzi,  il rottamatore, ha incominciato a prenderne le distanze. Considerato che poche promesse sono state mantenute, ha ben più di una ragione. Sulle crisi bancarie di casa nostra, le responsabilità sono, a vaio titolo, da ascriversi in capo alla vigilanza della Banca d’Italia, agli ex presidenti del Consiglio Mario Monti, Enrico Letta e lo stesso Matteo Renzi, che nulla hanno fatto quando avrebbero potuto (e dovuto). La disciplina europea nel frattempo ha fatto il resto. Con l’adozione del Bail in tutto è precipitato. Prima i risparmiatori, in particolare quelli che acquistavano obbligazioni dagli istituti di credito, nulla o pochissimo avevano da temere su un eventuale default delle banche, perché (come si è ripetutamente constatato con il Monte dei Paschi di Siena, salvato, si fa per dire, con i Tremonti bond e, successivamente, con i Monti bond) lo Stato interveniva per salvaguardare i risparmi dei depositanti. Come, in realtà, hanno fatto in tempi recenti gli stessi Stati Uniti, la Gran Bretagna, l’Irlanda, la Germania e la Spagna, l’Austria e altri. Oggi deve, per ordine di Renzi, pagare per tutto questo sfascio il povero Ignazio Visco. Che, ripetiamo, avrà le sue colpe, ma non è il solo, non può essere il solo a fare il “mea culpa”. E di Giuseppe Vegas, presidente Consob, che dire? Il governo è silente. L’Europa è in fiamme e noi ci dobbiamo occupare delle piccinerie di casa nostra. Che triste spettacolo, mentre i giovani chiedono impegni sul fronte lavoro e non mance elettorali.   Marco Ilapi, 22 ottobre 2017
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Mina vagante miliardaria sui conti di Palazzo Chigi

Tutti coloro che vogliono sapere cosa sta succedendo al nostro debito pubblico sono serviti: il primo rapporto sul debito pubblico italiano è online, sul sito del Ministero dell’Economia. Lo ha scritto la direzione di Maria Cannata, ovvero colei che di quei 2.199 miliardi di debito sa tutto perché lo gestisce da 15 anni. Sa tutto anche della parte più opaca che riguarda i 160 miliardi in derivati, già costati all’erario negli ultimi 4 anni 16,9 miliardi, e con una perdita potenziale di oltre 40. Peccato che a questo «bubbone» vengano dedicate solo 2 paginette, ma la cosa non stupisce dato che nessuno può vedere i contratti, neanche i parlamentari della Repubblica. Eppure di cose da spiegare ce ne sarebbero, a partire dalla probabilità che il Tesoro, nei prossimi 5 anni, paghi 15 miliardi di quei 40. Un articolo di Milena Gabanelli sul Corriere della Sera.

Tegola dei derivati del Tesoro sugli italiani

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